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giovedì 28 marzo 2024

Il prelievo (Kafka lo stakanovista)

Kafka era un dilettante - dice Matteo per introdurre il racconto della disavventura che lo ha portato qui nel Castello. 

Anche lui è in largo anticipo, ha il numero 107, noi il 65 e abbiamo appena ultimato le pratiche dell’accettazione, dopo aver aspettato una quarantina di numeri.

Quando entri nella sala d’aspetto del centro prelievo, scansioni il QR code del foglio "Prenotazione CodaWeb", che hai comodamente ottenuto on line dal PC di casa e ritiri la stampa del numero, che verrà chiamato negli schermi prima per l’accettazione e poi per l’ingresso nei laboratori. Le meraviglie della tecnica finiscono qui. La mezz'ora di anticipo con cui siamo arrivati si deve al fortuito caso di avere trovato quasi subito un posto libero nel parcheggio, abilità visiva e fortuna. Il resto del parcheggio è gremito, come al solito, ma grazie a questo exploit abbiamo guadagnato 10 minuti sulla tabella di marcia.

Non posso fare a meno di ridere, pur se sarebbe più consono piangere, ma anche Matteo sorride mentre racconta, con la sua compostezza british, dell’incidente che gli ha procurato la frattura del polso. Colpa dell’altro sciatore che gli è venuto addosso, dice, e bisognerebbe sentire la versione dell’altro per esserne sicuri, ma a Matteo io credo e comunque è sempre colpa dell’altro.

Operato, con inserimento di chiodi che si intravedono sotto pelle. Due settimane fa il ricovero in day hospital per la rimozione dei ferri. Alle  8 del mattino vestito il camice si sdraia sul lettino a digiuno e vede poi i suoi compagni di degenza mangiare prima il pranzo  e poi la cena. E infine alle 8 di sera arriva la cena anche per lui. 

oggi non ce la facciamo ad operarla, resta qui stanotte e la operiamo domani - gli dicono.

Ma il giorno seguente l’operazione viene riprogrammata per oggi.

Fifty fifty che mi operano oggi - ridacchia, ma dentro c’è un grosso sospiro.

Chiacchiere varie e poi arriva il nostro numero: laboratorio 8. Mio figlio, minorenne prende il suo contenitore dell’urina, e io, adulto accompagnatore, la carte consegnateci dallo sportello 2 di accettazione.

Ci sediamo, l’infermiera ritira il contenitore dell’urina, guarda le carte e poi se ne va.

Nello stesso ambulatorio sul letto di fianco una ragazza aspetta con un ago in vena.

L’infermiera che glielo ha infilato è uscita anche lei dopo aver brontolato con la collega segretaria che pretendeva di parlarle proprio mentre infilava l’ago

Non guardo l’orologio, ho imparato a non guardarlo quando sono in attesa, perché guardarlo fa rallentare il tempo. 

Alla fine la nostra infermiera torna e ci informa che l’impegnativa contiene un errore e deve essere sistemata nel frattempo ci invita ad aspettare nelle sedie fuori, dove normalmente staziona chi ha già eseguito il prelievo per i 3 minuti canonici prima della libertà

Noi ci sediamo. In un attimo le sedie sono tutte occupate e c’è pure gente in piedi.

Si sente urlare: una poltrona!

Un’infermiera corre - chi ha detto una poltrona?

Azzardo ad indicare un ambulatorio. di fronte a noi, da lì l’infermiera passa in un altro, poi corre a prendere una poltrona a rotelle con cui porta via una ragazza, colore muro appena incalcinato, che viene parcheggiata nel corridoio dietro l’angolo.

Il via vai è continuo e pare in qualche modo incongruo, gente che parla, che ride, che va su e giù. Penso ai balcani o al nord africa, lì gli ospedali me li immagino così

C’è troppa gente qui - chi ha già fatto il prelievo resti gli altri per favore aspettino fuori - ordina perentoria un’infermiere sbucata dallo stesso angolo. Sembra sensato. Ci alziamo ma fatti due passi veniamo bloccati dalla nostra infermiera - dovete andate voi?

Ci hanno detto che non possiamo stare qui che dobbiamo aspettare fuori - ribatto prontamente per evitare di subire conseguenze fisiche per l’insubordinazione.

Chi lo ha detto? risedetevi subito, voi dovete fare quello che vi dico io 

L’infermiera rabbiosa va a rampognare la collega, ma sono troppo sollevato per il nostro scampato pericolo per seguire il battibecco.

I numeri passano sui monitor appesi in alto, una quarantina, dunque deve essere passata un’altra mezz’ora circa.

Quando ci richiamano nell’ambulatorio l’infermiera fa sedere il figlio e dà due fogli al padre. Che carte sono? - penso. Le guardo: “ritiro referti” e “pagamento”. Ma le avevo già!

Ma queste sono aggiuntive o sostituiscono le precedenti? - chiedo.

Mi dia quelle di prima che le butto.

Poi l’infermiera torna dolce e gentile, come quando ci aveva accolta la prima volta.

Noto però che la sostituzione ci è costata un rincaro del ticket da 27,5 a 37,5 euro, se l’inflazione corre così il tasso ufficiale di sconto non diminuirà mai.

Hai notato papà che nell'ambulatorio c’era un crocifisso attaccato al muro con lo scotch?

Uscendo controllo: nastro bianco, un altro dettaglio, un altro simbolo  nel quadro di disfacimento organizzativo del nostro sistema sanitario.

La cassa è efficientissima e veloce, peccato queste siano le briciole. 

Nel sottopasso per il parcheggio da una porta aperta del retro dell’ambulatorio analisi intravediamo un medico che parla con due uomini in tuta blu da lavoro

ma avete tranciato qualche cavo? non si ode la risposta forse hanno sgranato gli occhi increduli o si sono limitati a fulminarlo con lo sguardo.

No è una battuta - si affretta a stemperare il sanitario - è che siamo isolati dalla rete.

A posto: povero Franz, se deve riallineare il suo Castello per avvicinarsi a questo delirio ne ha da scrivere! Lavora lavora compagno Franz Stakanov Kafka!

Il cielo è ancora grigio e piove sempre, da 3 giorni ormai, ma se la Pasqua religiosa è vicina quella del bel tempo appare lontana. 

Che abbiano una qualche ragione quelli di 3Bmeteo che hanno relegato Belluno all’ultimo posto della classifica dei capoluoghi di provincia italiani con il clima migliore?

Il parcheggio è un caos con macchine che girano contromano e altre parcheggiate in doppia fila in attesa che si liberi un posto.

Martin resta colpito, con il suo istinto da regista, da alcuni bambini che corrono tra le macchine sotto la pioggia. Atmosfera sovietica - osserva.

Io penso sempre al Castello.


mercoledì 1 novembre 2023

Il trionfo dei Pro-Life

Approvato anche al Senato il decreto leggi sulla cosiddetta tassa di morte, che colpirà gli eredi di ogni persona che morirà su nostro territorio. Ne parliamo con il Senatore De Tarlo:

Dopo le nuove regole che avete stabilito per le commissioni di bioetica ormai nessuno accede più in Italia al suicidio assistito e da oggi anche la morte naturale diviene un reato. Soddisfatto Senatore?

Molto. Un nuovo passo verso la vita del nostro paese. Già Sigmund Freud parlava di Todestreben, tendenze di morte, e dopo anni di campagne contro la sacralità della vita queste tendenze si sono rafforzate. Da oggi gli italiani avranno un motivo in più per riflettere sull'assurdità di tali pulsioni, perché la conseguenza della loro dipartita avrà un peso sui propri eredi che saranno chiamati a pagare per il loro reato contro la vita, cioè l'aver ceduto alla morte.

I vostri avversari politici sostengono che ancora una volta saranno più colpiti i poveri e naturalmente gli anziani che spesso rientrano, tra l'altro, ormai rientrano nella prima categoria.

Il criterio della flat tax è ormai pienamente applicato su tutto il sistema di tassazione del nostro paese, di certo non avrebbe senso andare a modulare questa tassa, la morte è democratica ,è uguale per tutti e anche la tassa sulla dipartità lo sarà.

Non teme che gli Italiani si rifugeranno all'estero quando il rischio di  morte salirà oltre un certo limite?

Questo è un pericolo reale, per questo stiamo pensando di far diventare la morte un reato universale in modo da potere riscuotere la tassa anche all'estero.

Bene grazie senatore

Grazie a voi e buona vita a tutti.



sabato 29 luglio 2023

Il solito stronzo

Suoneria del cellulare "ma proprio adesso! ah è lei"

- Papà, papà!!!

- Sì pronto, cosa c'é?

- Non trovo più la testa!

- Che cosa?

- La testa, la testa, sai cos'é la testa o devo spiegartelo? dov'è finita?

- Ma sarà al solito posto.

- Quale solito posto?

- Attaccata al collo, in mezzo alle spalle

- Quali spalle?

- Le tue spalle amore, riesci a toccarne una?

- Ho la mano impegnata con il cellulare!

- Usa l'altra mano.

- Ma papà, quante volte devo dirti che con la sinistra non riesco a fare niente!

- Ok, allora metti il cellulare in viva voce, fatto?

- Sì.

- Bene adesso con la mano destra toccati la spalla sinistra

- E poi?

- Chiudi il gomito.

- Il collo!

- Sì, adesso sali lungo il collo.

 - o l mn davn la  bc

- Che cosa?

- Ho la mano davanti alla bocca!

- Ecco, benissimo. Allora sopra, sotto, dietro, attorno alla bocca: è tutto testa.

- Ah, è questa! sai mi ero dimenticata.

- Non importa, succede.

- Sei arrabbiato con me?

- Come potrei arrabbiarmi con la mia bambina.

- Ho 14 anni non sono più una bambina!

- No certo scusa.

- No scusa tu che ti ho disturbato.

- Tu non disturbi mai, è sempre una gioia sentirti.

- Davvero?

- Beh più o meno.

- Sei il solito stronzo!!

pip - fine chiamata.

- Sì certo, ciao, stronzetta!

domenica 30 gennaio 2022

Ultima ora del 13/03/2029

 Roma - Palazzo del quirinale. 

Dopo soli 40 giorni dal suo giuramento come capo dello stato e dopo aver incontrato prima i presidenti delle camere, cui erano stati assegnati i mandati esplorativi, e poi tutti i capi gruppi il presidente della repubblica Mario Draghi ha conferito l'incarico di formare il nuovo governo a Sergio Mattarella, l'uomo giusto - ha dichiarato - per rinnovare finalmente questo paese.

domenica 14 novembre 2021

Tu

 

Tu Amico Mio

Tu che copiavi i compiti per casa dal mio quaderno, Tu che flirtavi con tutte le mie amiche, ma mi tenevi sempre ben lontano dalle ragazze che ti interessavano, Tu che ancora oggi se sei con certe persone fingi di non vedermi, Tu che sei stato ormai in tutto il mondo, senza mai vedere niente che non stia su una cartolina, senza mai assaggiare un cibo locale, senza mai imparare una parola della lingua del posto, Tu che ami riempirti di oggetti, mentre io cerco gli spazi vuoti, Tu che parli, parli e non dici niente e non capisci le mie nuove manie, come Tu chiami, la mia ricerca di ascesi. Tu che però mi cerchi sempre e mi dici cose gentili e chiedi e ascolti con attenzione i miei consigli anche se poi non li segui mai soprattutto per quanto riguarda le tue bulimie: l'alimentazione, il bere, il fumare, le relazioni sentimentali. Tu che non metti mai in dubbio la nostra amicizia anche se ormai forse è solo il passato a legarci. Tu lo so sarai sempre: amico mio.


Tu Madre Mia

Tu che hai sempre voluto il meglio per me, senza accorgerti che il meglio è spesso nemico del bene. Tu che ormai non capisci molte cose di questo mondo, ma me in verità non mi hai mai capito, ma spesso è stato meglio così. Tu che io dovrei ringraziare per avermi messo al mondo, forse dovrei proprio, ma anche no! Mamma!


Tu Figlio Mio

Tu che mi tratti come un vecchio rincoglionito e non ti prendi nemmeno la briga di contestarmi, mi ignori semplicemente e vieni a cercarmi solo quando hai bisogno di me, Tu che però lo vedo mi vuoi bene anche se, almeno al momento, non sei disposto a fare nulla per me. Tu che non sei e non sarai mai il futuro che io desideravo, ma spero nemmeno l'incubo che io ho saputo schivare, almeno in parte. Tu sei così lontano da me idealmente e forse lo sarai in breve anche fisicamente, ma sarai sempre ingombrante nel mio cuore, figlio mio.


Tu Amore Mio

Tu che ostacoli ogni mio tentativo di scambiare due parole con te, perché sei troppo stanca, perché non ne hai voglia, perché non è il momento, perché non hai tempo, perché hai altro per la testa o solo no, lasciami in pace, non parlarmi, stai zitto, taci, vattene. Tu che però se smetto di cercare di parlarti mi accusi di non comunicare, di distruggerti con i miei silenzi, di non considerarti. Tu che quando parli con me cerchi sempre la scusa per litigare per potermi insultare liberamente. Tu che mi conosci fin troppo bene e usi tutte le mie paure per torturarmi. Mi esponi ai miei incubi senza pietà e me ne fai nascere sempre di nuovi. Mi hai costretto in spazi angusti per godere della mia claustrofobia, portato in alto per rimirare le mie vertigini, spinto all'aperto per consolidare la mia agorafobia, messo in ammollo per far esplodere l'idrofobia. Mi togli tutto ciò che amo: cibi, bevande, oggetti, abitudini. Credo davvero che tu mi odi e che solo per questo resti con me, perché lo scopo della tua vita è diventato farmi soffrire. La mia sofferenza è ormai il tuo unico vero interesse e piacere. Per questo so che hai bisogno di me, per questo continuo a restare con te, amore mio.


Tu Che Mi Guardi Dallo Specchio

Tu che ogni mattina ed ogni sera mi guardi da dietro il vetro nello specchio del bagno e mi vedi invecchiare giorno dopo giorno con compiacimento ed angoscia. Tu che nascondi a te stesso i tuoi stessi pensieri perché ti ripugnano e ti terrorizzano. Tu che non mi sopporti più e forse non mi hai mai sopportato, ma di anno in anno hai accumulato nuove ragioni di odio per la mia inconcludenza, per le mie indecisioni, per le mie bassezze. Tu che dimentichi i miei successi, ma tieni sempre lì pronti da rimirare i miei peccati e rigurgiti tutte le mie sofferenze per farmele ruminare sempre. L'unica tua possibile salvezza è divenire cieco perché io non intendo andarmene, anche se forse in fondo lo desidero, lo desidero tanto.

domenica 7 novembre 2021

Mai più in bianco

 

Il giorno si avvicina, tra poco, con l'approvazione e l'entrata in vigore della legge Zan si cuccherà sempre. Come? Basterà seguire queste quattro semplici mosse.

Per prima cosa tu ragazzo a cui piace una ragazza (può capitare) ti dichiarerai donna o tu ragazza a cui piace un ragazzo (anche questo può capitare) ti dichiarerai uomo.

Seconda mossa: tu ragazzo che ti sei dichiarato donna farai outing rivelando di essere lesbica o tu ragazza che ti sei dichiarata uomo farai outing rivelando di essere gay.

A questo punto (terza mossa) tu ragazzo che ti sei dichiarato donna e poi lesbica farai la tua proposta diretta ed esplicita a lei o tu ragazza che ti sei dichiarata uomo e gay farai la tua proposta diretta ed esplicita a lui.

E qui scatta lo scacco al re (e questo vale sia per lei sia per lui perché gli scacchi sono un gioco palesemente anti-gender e discriminante, ma al momento nessuna legge è ancora intervenuta a porre riparo a tale indecenza, nonostante le possibilità di scacchi transgender siano molto interessanti) poiché se lei dice di sì a te ragazzo/donna/lesbica o lui dice di sì a te ragazza/uomo/gay la partita è vinta e buon divertimento, ma se dice di no la quarta mossa è fare immediata rimostranza conto l'atteggiamento discriminante anti-lesbo di lei verso di te ragazzo/donna/lesbica o anti gay di lui verso di te donna/uomo/gay. Così prima di incorrere nelle pene previste dalla legge Zan e finire in carcere, solo per non concedere una scopata, lei o lui caleranno le brache, letteralmente, e acconsentiranno alle tue advances e il salmo finisce in gloria, grazie a Zan (e qui ci starebbe uno stacchetto musicale doppiamente allusivo tipo zan zan).

In verità potrebbe insorgere una complicazione infatti se a te ragazzo che ti dichiari donna lei rispondesse dichiarandosi uomo o a te ragazza che ti dichiari uomo lui rispondesse dichiarandosi donna la seconda mossa risulterebbe controproducente, perché se lei ora è un lui tu uomo/donna dichiarandoti lesbica dovresti perder interesse per lei/lui o tu ragazza/uomo dichiarandoti uomo dovresti perdere interesse per lui che ora è una lei e non puoi neppure passare direttamente alla terza mossa giacché ciò renderebbe inapplicabile la quarta mossa, data che in un normale rapporto etero non c'è discriminazione gender (e questo vale sempre sia per te ragazzo/donna con lei/lui sia per te ragazza/uomo con lui/lei).

D'altra parte non accettare la percezione sessuale di lei che si dichiara lui o di lui che si dichiara lei esporrebbe te ragazzo/donna etero o te ragazza/uomo etero alle ire della legge Zan.

VaffanZan, anche stasera si va in bianco!

lunedì 1 novembre 2021

Ogni lasciata è persa

 

Nicodemo sedeva sul divano, con in mano il bicchiere di Malbech bevuto a metà. Ascoltava il crepitare della legna nel caminetto. Si guardò intorno e, a destra del caminetto, vide la foto di lui e Ciro a Mantova, gita di terza media. Ricordava bene quella foto, l'aveva scattata Cinzia, a cui Ciro aveva fatto il filo tutto il giorno, riuscendo a passare il viaggio di ritorno a pomiciare con lei in fondo alla corriera. Era stata la prima volta che Nicodemo aveva dovuto trovare un'alternativa a passare il tempo con Ciro a causa di una donna. La prima, ma non l'ultima.

Del resto non è che si vedessero poco all'epoca. Abitavano nello steso condominio e dato che i genitori di entrambi lavoravano fino a sera si ritrovavano ai pranzi dei giorni feriali per cucinare e mangiare assieme.

Poi alle superiore Ciro accompagnava tutte le mattine in moto Nico a prendere la corriera per Lonigo, dove Nico Studiava per divenire Perito Agrario, e tornava a recuperarlo alla sera, non proprio sempre, alla sera, cioè solo quando non era impegnato con qualche ragazza, cosa che nel corso degli anni accadeva sempre più frequentemente cosicché le passeggiate pomeridiane di Nico si moltiplicavano.

Ciro era figlio di un operaio del sud, collega del padre di Nicodemo in una fabbrica metalmeccanica. I nonni materni di Nicodemo vivevano poco lontano in mezzo alla campagna, nella fattoria di famiglia.

Il paese era piccolo, ma tra Ciro e Nicodemo non c'era un'amicizia casuale, i due erano molto diversi, ma in qualche misura complementari e dunque perfettamente compatibili e si supportavano molto bene essendo entrambi di natura tollerante e avendo capito velocemente la potenza della collaborazione. Faceva eccezione ovviamente il campo sentimentale, giacché Ciro lavorava da solo, mentre Nico non era interessato al tipo di ragazze e di relazioni che inseguiva l'amico.

Le doti fisiche di Ciro non erano particolarmente brillanti, né poteva dirsi bello, soprattutto a causa del volto angoloso, conscio di ciò e sostenuto da una grossa produzione di testosterone decise presto di puntare alle brutte.

Essendo per di più ragazzo di spirito la strategia risultò vincente, ma presto Ciro scoprì la gioia di soddisfare le ragazze e la sua diventò una vera e proprio missione, non tanto generosa, bensì molto soddisfacente per entrambe le parti. Con il tempo affinò la tecnica sia nei preamboli sia nella prestazione fisica, giungendo a standard prestazionali senza dubbio ragguardevoli.

Finita la scuola scelse, non a caso, ma sostenuto anche da un certo estro, la carriera di parrucchiere. Risultò subito bravo nel trattare con le clienti e anche la bottega in cui lavorava come apprendista e, in seguito la sua, divennero naturalmente terreno di conquista. In ogni caso, fosse anche stato un parrucchiere scontroso, la sua abilità sarebbe stata sufficiente al successo dell'attività.

Nico, di fronte alle conquiste di Ciro, spesso con ragazze dotate a scelta o addirittura in addizione di bruttezza esagerata, stupidità fastidiosa, noiosità sovra umana, logorrea acuta, isteria perniciosa, si limitava a dire “Ciro, Ciro”. Al che Ciro ribatteva con detti tipo. “el casso no ga oci”, “el buso xe sempre el buso”, “ogni lasciata è persa”, “fottitene dell'orgoglio”. Frasi che Ciro riservava unicamente all'amico fidato, perché delle sue conquiste Ciro non parlava mai con nessuno, né per vantarsene, né per parlare o sparlare delle ragazze. Faceva parte della sua etica, ma era anche una valida assicurazione per il proseguo della carriera di latin lover o come diceva Nico di roiti-lovers.

Da parte sua Ciro evitava di esprimere giudizi sulla vita sentimentale di Nico, a suo avviso del tutto inesistente: contento lui contenti tutti.

Nicodemo ottenuto il diploma alla scuola agraria si trasferì in campagna rilevando il podere dei nonni, che gli fecero compagnia per pochi anni. I rapporti tra i due amici si fecero saltuari, cosa del resto inevitabile, quando l'età adulta regala la contrazione del tempo libero fino al limite prossimo allo zero.

Per Nicodemo c'erano la fattoria - che convertì con successo anche commerciale al biologico e fornì di laboratorio di trasformazione - i quattro figli, la moglie - un valido aiuto, ma anche una compagna cui dedicare tempo di qualità - cosicché già per i nuovi amici del paese il tempo a disposizione era prossimo allo zero.

Per Ciro c'era l'atelier, come amava chiamare il suo negozio di parrucchiere e le donne, le donne e ancora le donne.

Gli anni passarono e Ciro resistendo a qualche profferta di rapporto stabile, continuò con costanza nella sua missione. Le sue doti amatoriali iniziarono a divenire argomento di conversazione femminile nell'intera provincia.

Iniziò quindi ad attrarre ragazze e poi donne sempre più piacenti e anche quelle veramente belle. Da cacciatore divenne preda. La cosa non gli dispiacque, l'approccio iniziale era più passivo, ma il risultato finale comunque garantito, in più ora il rispetto e l'invidia della comunità maschile del paese era alle stelle, anche se i mariti o compagni delle sue clienti divennero ostili e Ciro si fece il porto d'armi, comprò una pistola e iniziò a praticare il tiro a segno.

Ad un certo punto però cominciò a sentire il limite di questa attività amatoriale puramente fisica, ma il suo ruolo era quello e dato che le donne lo cercavano e lo volevano solo per provare piacere e non per instaurare relazioni affettive e tanto meno stabili, non era affatto agevole uscire da questo vortice di sesso facile con donne avvenenti.

Con pazienza però Ciro cominciò a sondare il terreno e a cercare l'amicizia femminile con la A maiuscola, liberandosi il più velocemente possibile, dopo averle beninteso soddisfatte, delle predatrici interessate all'uomo oggetto.

Finalmente intavolò una relazione stabile, in cui inizialmente credeva, ma non seppe riadattare la sua vita ad un rapporto di coppia che esigeva una flessibilità che chi è abituato alla solitudine fatica ad avere: rinunciare ad alcune delle proprie confortanti abitudini, assumerne di nuove per le quali non si prova alcun trasporto, imparare a considerare le esigenze, i tempi, i desideri dell'altro. Cose banali, ma estremamente difficili, giacché gli automatismi rendono la vita facile e perderli richiede di aumentare il proprio livello di coscienza ed è uno sforzo costante. Troppo per Ciro e la relazione non resse. La delusione fu cocente. Oltretutto, vuoi per quella parentesi di indisponibilità vuoi perché ormai le donne potenzialmente interessate a lui le aveva avute, Ciro si ritrovò, dopo moltissimi anni, addirittura non proprio a faticare a trovare compagnia occasionale, ma comunque a doverci mettere di nuovo l'impegno e a riabbassare il livello estetico o a rialzare il target di età.

Fu così che ripensò alla sua vita, gli tornò in mente il vecchio amico e decise di andare in campagna a trovare Nicodemo e la sua famiglia.

Ecco Ciro se ne era appena andato e Nicodemo, sorseggiando il suo vino, rifletteva guardando quella foto e faticava a inquadrare la situazione di oggi, ma si perdeva piuttosto nei ricordi del passato.

Parlando della sua inquietudine con il vecchio amico e vedendo la sua famiglia Ciro aveva capito e subito confessato a Nicodemo che avrebbe voluto trovare la madre per i figli che avrebbe desiderato finalmente avere, ma ormai temeva fosse tardi.

Nicodemo era fiero della sua famiglia: Letizia la primogenita insegnava greco e latino al liceo in città e lo aveva reso già nonno di due splendidi nipotini, Diego il secondo stava facendo carriera come biologo all'Univerisità di Oxford e stava per dargli il primo nipote cinese con la sua compagna taiwanese e già Nico stava pensando al suo primo viaggio in Inghilterra e alla strana esperienza di un nipote che avrebbe parlato inglese e cinese, ma probabilmente poco o nulla italiano, lingua che del resto neppure Nicodemo maneggiava molto non parlandola praticamente mai, visto che nel suo ambiente rurale gli bastava la sua lingua naturale, quella veneta, il terzo figlio di Nicodemo, Anacleto, era ancora in comunità terapeutica ma vederlo pulito e sereno era già una gioia per il padre e infine Sonia, che aveva da poco preso il diploma di perito agrario e già gli era subentrata nella conduzione dell'azienda agricola, sulla carta al momento, ma, era chiaro, ben presto anche di fatto, seppur certo e per fortuna l'aiuto del padre ancora prestante le avrebbe fatto comodo a lungo, anche perché nel frattempo Sonia proseguiva, seppur con calma, gli studi all'Università. La nota veramente dolente era la perdita di Enrica moglie madre e nonna in quel tragico incidente stradale, l'ultima volta che aveva visto Ciro in precedenza era stato proprio al suo funerale, un trauma ancora vivo e una mancanza che non si sarebbe mai riassorbita, ma sì Nicodemo non poteva nemmeno immaginarsi senza la sua famiglia. E poi c'era l'altra famiglia, la famiglia Constantin, ma questo è un confine arbitrario che pone solo il narratore. 

Florian e Nadine erano arrivati per lavorare in un'impresa meccanica, a quel tempo Nico, per racimolare un po' di soldi in più da investire nell'azienda, aveva messo in affitto una porzione del grosso fabbricato in cui un tempo vivevano le varie famiglie del clan che popolava la fattoria e ne costituiva la forza lavoro. La coppia di rumeni si era stabilita lì e presto aveva chiesto di potere coltivare un piccolo orto, poi Florian aveva iniziato a lavorare al bisogno per la fattoria dimostrandosi abile e affidabile e già esperto di lavori agricoli. Ad un certo punto Nico aveva potuto offrirgli un posto fisso nella fattoria che il ragazzo aveva volentieri accettato. Ora i due figli di Florian e Nadine, nati e cresciuti nella fattoria, erano diventati lei la referente del negozio in città e il fratello del laboratorio di trasformazione oltre che dei trasporti per rifornire proprio il punto vendita gestito dalla sorella. Oltre allo stipendio tutti avevano una partecipazione agli utili, e anche una loro quota nella proprietà del negozio. Ma soprattutto erano ormai legati da un vincolo che più che di amicizia era di parentela acquisita, e infatti Nicodemo stesso pensava a loro come parte della famiglia.

“Tu sei nonno e io solo ora mi accorgo di volere essere padre” aveva sospirato Ciro.

Nicodemo naturalmente aveva ribattuto a Ciro che di tempo ne aveva e che comunque se era destino sarebbe sicuramente successo. Del resto trovare una donna non era certo un problema per lui.

“Per una scopata la trovo subito, ma per fare un figlio o anche solo per un rapporto stabile non so da che parte girarmi” aveva ammesso l'amico parrucchiere, ma non si era aperto a raccontare del tentativo da poco concluso in modo fallimentare, forse solo per esorcizzare l'evento relegandolo nel silenzio.

Nicodemo aveva insistito sul destino, non era un gran che come tentativo di conforto, eppure Ciro gli era sembrato più sollevato dopo aver parlato con lui, ma forse più per essersi sfogato, che per le rassicurazioni e i consigli ricevuti. Del resto non era sempre stato così? Ciro era fondamentalmente un individualista, ma Nico ne era convinto poteva ancora cambiare o meglio ritornare ad essere quel compagno generoso che era stato con lui ai tempi della scuola. Intanto sperava che tornasse presto a trovarlo e naturalmente non da solo.

venerdì 10 aprile 2020

Prima dell'era delle pandemie


Papà ma tu sei un enclaver?
No Juliet, beh ero un enclaver, ma ormai da sette anni sono anch'io un looner come te e la mamma.
E perché prima eri un enclaver?
Perchè ero nato in un'enclave
E perché?
Perché i miei genitori erano nati nell'enclave.
Perché?
Beh stavano bene là e non sono mai usciti, sono ancora là, e anche loro sono nati là perché i loro genitori, che sono i miei nonni e i tuoi bisnonni erano là.
Anche loro erano nati là e non sono mai usciti.
In realtà no, loro erano nati prima che esistesse l'enclave e ci sono entrati quando è stata costruita.
Prima allora erano looners
In realtà no, a quei tempi il mondo era un po' diverso e le enclaves stavano nascendo solo da pochi anni.
Juliet guardò il padre manifestando con una bella sgranata di occhi la sua curiosità e confusione.
Allora Kurt incominciò a spiegare.
Tutto è iniziato nel 2019, quando è comparso un virus che ha dato luogo alla prima grande pandemia moderna la Covid-19. Nei due anni seguenti molte persone erano morte, ma soprattutto il sistema economico era crollato e i tentativi di trovare un vaccino erano stati infruttuosi anzi era emersa la possibilità di riammalarsi, anche i farmaci antivirali non avevano mai raggiunto l'efficienza necessaria. Prima di quel tempo tutto il pianeta era come un'unica grande enclave senza barriere e tutti si muovevano abbastanza liberamente e si toccavano tra di loro, non indossavano guanti, né mascherine. A quei tempi non c'erano nemmeno i visiocchiali.
Come facevano senza visiocchiali?
Avevano degli apparecchi che prendevano in mano quando dovevano comunicare, ma molte volte comunicavano direttamente come noi in casa, come ancora oggi succede in ogni enclave tra gli enclavers.
Ah e poi?
Sì poi negli anni seguenti quando ancora non era stata trovata una soluzione per il primo virus un altro virus molto aggressivo l'ebola mutò in una forma leggermente più blanda e cominciò a diffondersi a livello planetario poi incominciarono a fiorire nuovi virus sempre più frequenti e anche più virus contemporaneamente: Hiv , Cov, Rov, Nov, Glav.
Ma perché le persone si contagiavano?
Perché non erano organizzati per vivere da soli come noi looners né avevano barriere come nelle enclaves.
Ma tu sei uscito dall'enclave.
Sì ho fatto i quaranta giorni di isolamento e i test virali e poi ho smesso di avere contatti diretti con le altre persone come facevo nell'enclave. Niente più feste o sport con tutti presenti, ma solo collegati via visiocchiali.
Ma nelle enclave i bambini stanno tutti insieme a scuola, così si infettano.
Le enclave sono comunità limitate nessuna enclave può avere più di 60 mila abitanti e sono chiuse da una barriera che blocca l'aria e l'acqua che entrano solo attraverso i filtri così come tutte le merci che trasportano i looners. I looners fanno anche le manutenzioni esterne, come la mamma sui comandi elettronici. Se in un enclave scoppia un'epidemia le perdite sono ridotte perché il contagio non può uscire dall'enclave.
E noi Looners?
Noi ci incontriamo pochissimo, e comunque fuori casa indossiamo sempre guanti e mascherine, io come medico curo solo i pazienti molto gravi e in un ospedale isolato come una mini enclave e sempre con il massimo delle protezioni, potrei andare nello spazio, con la mia divisa da ospedale. Così pe rnoi il contagio può diffondersi solo all'interno di una famiglia.
Ma tu e la mamma come vi siete conosciuti.
Be la storia è un po' complicata.
Visore in pausa
Kurt sorrise, se Juliet metteva in pausa i visiocchiali, chiudendo ogni collegamento telematico voleva dire che la sua attenzione e il suo interesse erano veramente al massimo, non poteva evitare la risposta.
Visore in pausa.
Kurt prese i due visori e li mise nella scatola ermetica.
Adesso nessuno ci sente.
Sì nessuno.
Perché non devono sentirci?
Perché io e la mamma ci siamo conosciuti nel dark web.
Oh la maestra dice che non bisogna mai andare nel dark web.
Ci sono cose brutte e pericolose nel dark web, ma c'è anche la possibillità di parlare liberamente senza che nessuno ti accusi di cospirazione. Per questo quando sarai grande la mamma ti insegnerà come e dove andare. Intanto silenzio assoluto su tutto quello che ti ho detto.
Segreto segretissimo.
Ottimo.
Kurt ritirò fuori i visiocchaili e lui e la figlia ripresero tranquillamente le loro normali attività.

domenica 5 febbraio 2017

PIENEZZA E VUOTO


UN GIORNO
- maestro, sento un grande vuoto dentro di me!
- anch'io.

UN ALTRO GIORNO
- maestro, sento sempre il vuoto in me
- bene.

ANCORA UN ALTRO GIORNO
- maestro, sono triste?
- perché sei triste?
- il vuoto che ho dentro mi tormenta
- questa è una cosa buona per te
- come può essere una buona cosa soffrire?
- non soffrire è bene, ma piangere per un motivo valido lo è. Le
lacrime portano via il dolore e resta la causa giusta
- la causa giusta, la causa giusta!
Si allontanò. 
-la causa giusta?

DI NUOVO UN GIORNO
- maestro, ho provato in ogni modo a riempire il
  vuoto, ma non ci riesco
- la tua anima è infinita e cosi il suo vuoto,
  non è possibile riempirlo 
- cosa devo fare allora?
- contempla il vuoto!

UN GIORNO PIÙ AVANTI 
- maestro, la contemplazione mi aiuta, ma quando ho finito di
  meditare e torno al mio mondo, risento il peso del nulla, sento che 
  mi manca qualcosa.
- il nulla non esiste!
- cos'è dunque questo vuoto che ho dentro?
- questa è la domanda!

UN GIORNO NEL MEZZO
- maestro!
Il maestro annuì.
- sei sulla strada giusta: continua a occuparti del dolore di chi ti
sta attorno, sii la tua speranza.

UN GIORNO MOLTO PIÙ AVANTI
- maestro, il vuoto è Dio, non c'è nulla da riempire, bisogna solo 
  riconoscerlo, capire che è Lui
Mentre il maestro sorrideva proseguì:
- e tutte le cose che usiamo per tentare vanamente di riempire il
  vuoto servono solo a nasconderlo, a nasconderci Dio
- per questo tutto ciò che fai per te ti riempie e ti impedisce di
  vedere Dio, mentre ciò che fai per gli altri ti svuota e te lo
  manifesta
- è così, grazie maestro!
- grazie a te, ora vai.
Andò, ma da quel momento restarono reciprocamente presenti nei cuori.

mercoledì 10 febbraio 2016

DE REDUCTIONE


DE REDUCTIONE - BREVE SAGGIO SULL'EVOLUZIONE DEL CONCETTO DI RIDUZIONE NELLA CANZONE POP-ROCK ITALIANA

Scrivere qualcosa di autenticamente nuovo è ormai un'impresa pressoché impossibile in ogni campo. Tanto più è irrealistico pensare di poter sorprendere i lettori. Nondimeno riteniamo che qualcuno possa domandarsi quali motivazioni spingano ad affrontare il tema all'oggetto di codesta opera critica. Le ragioni si paleseranno in modo del tutto evidente e spontaneo quando arriveremo alle conclusioni, invitiamo pertanto a perseverare nella lettura, peraltro estremamente veloce, fino al termine per soddisfare tale curiosità.

I brani attraverso cui si dipanerà l'analisi sono i seguenti:
1) Non si sa dove stare – Stormy six da Al volo, 1982
2) Guardatemi bene, - Giorgio Gaber da Polli di allevamento 1978/79
3) Senza fare sul serio - Malika Ayane da Naif 2015

Iniziamo con il primo brano del gruppo progressivo Stormy Six, ben noto per la sua militanza nell'area della sinistra di cui ripresenta le tematiche tipiche degli anni '70 con qualche anno di ritardo :

“Non si sa dove stare,

non si sa dove mettersi ci si muove

nel grande posto pubblico

ci si stringe nel cavo della testa

come in un corridoio con troppe porte come un

come un mare ridotto in una scatola

a far festa all'elettricità”

Qui la riduzione è in prima battuta fisica, spaziale ma data la paradossalità dell'azione (la scatola è in fondo il secchiello di S. Agostino) appare subito chiaro l'intento simbolico ed il contesto fortemente ideologico e sociologico (lo stare, il mettersi spaziali, sono metafora di collocamento nell'ordine sociale - ordine che in quegli anni vacilla- e il muoversi è ricerca di nuovo posizionamento – niente resta uguale a se stesso la contraddizione muove tutto) guida ad una interpretazione politica (le porte del corridoio sono le opzioni dell'agire politico) seppur di alto respiro (il mare stesso simboleggia la totalità – perché la vita viene dal mare) dove traspare la critica all'intero modello di sviluppo della nostra società tecnologizzata e disumana.


Qualche anno prima, ma rispetto all'ispirazione del gruppo precedente a distanza di dieci anni, il cantautore Giorgio Gaber, che pura rientra in un contesto di sinistra, seppur in prima persona egli neghi la persistenza di tale categoria, canta:



“avete visto come sono ridotto
Guardatemi bene eccomi davanti a voi
questa volta senza recitare senza fare scene
eccomi davanti a voi come fossi a un processo
fiero dei miei vent’anni buttati nel cesso
Guardatemi bene sono distrutto e impotente
sono la degradazione non sono più niente
guardatemi bene ho gli occhi nel vuoto
drogati e corrotti
avete visto come siete ridotti?
avete visto come siete ridotti?”

L'apparire fisico manifesta qui un abbrutimento che come insegna O. Wilde (Il ritratto di Dorian Gray) è sempre epifania dell'anima e se la critica alla società è sempre ben presente, il focus si è qui spostato su un piano personalistico, individuale, dove la connotazione morale diviene più chiara il processo si estende senza dubbio all'intera generazione, al voi finale, alla società che l'ha plasmata, ma sul banco degli imputati siede l'individuo, e la tesi alternativa a livello di sistema pare scomparire. Anche la domanda diretta agli ascoltatori richiede un impegno individuale proprio all'ascoltatore stesso. La domanda sostituisce la risposta.

Infine spostandoci nel nostro secolo “schizoide” - per tornare un istante nel campo della scena progressiva (21st century schizoyd man- King Crimson)– arriviamo all'Ayane che nel 2015 afferma:

“Tu non lo sai come vorrei

ridurre tutto ad un giorno di sole”

Qui la riduzione diviene temporale, l'attimo senza tempo, che prende il posto del tempo senza fine, in una dimensione onirica, che non è nemmeno più personalistica, ma è fuga totale dalla realtà per entrare in fondo in una trascendenza che in quanto tale la supera e la contempera. Il messaggio è di una chiarezza solare.

Queste poche battute di analisi, che costituiscono senza dubbio soltanto un'interpretazione e come tale discutibilissima, estrinsecano però, a nostro avviso senza ombra di dubbio, come l'evoluzione nei testi delle canzoni, siano del tutto consoni all'evoluzione dei costumi sociali e siano anzi assolutamente paradigmatici del dipanarsi del pensiero dominante nella società italiana.
In un percorso di progressivo disinteresse per la cosa pubblica e introspezione depressa e nichilista che sfocia nella riapertura gioiosamente semplice ed esplosiva dei bisogni precedentemente negati

- Perfetto – pensò Gerhard – manca solo il punto.
Lo aggiunse, salvò il file. Lo aggiunse come allegato alla mail che aveva precedentemente preparato e inviò il tutto.

Dopo poco più di un mese ricevette l'email di risposta.

“Egr. Sig.
non La ringraziamo affatto di averci inviato il suo scritto.
Questa cosa è indegna di essere definita un articolo e tanto meno un saggio.
E' talmente osceno che non abbiamo potuto ignorarlo come avremmo voluto, ma ci siamo risolti di comunicarLe in modo chiaro quanto infamante sia la Sua opera, al punto da poterLe assicurare che dopo tale prova, mai e poi mai leggeremo qualcos'altro da Lei scritto.
Per cui non ci invii più nulla perché sarebbe immediatamente cestinato.
Con i più definitivi saluti.
L'editore.”

Gerhard si rabbuiò
- Mi trattano come un cane! - e tirò su con il naso.
- Proprio come Snoopy in effetti!
E sorrise compiaciuto.

domenica 17 gennaio 2016

IL TEMPO VOLGE AL BELLO


Sentì uno scricchiolio strano e guardò in giù. Chiuse l'occhio destro, ma la visione non cambiò. Da tempo infatti l'occhio era completamente cieco, ma l'abitudine gli era rimasta dal lungo periodo in cui la residua visione confusa dell'occhio gli peggiorava la visione complessiva.
Qualche rottame metallico si era mosso. I rottami non si vedevano ormai più, coperti completamente dalla vegetazione tropicale, ma erano ancora lì, in disfacimento sotto l'attacco della ruggine. All'inizio, quando era giunto lì con la sorella, erano ancora ben visibili e accessibili e grazie a ciò con pezzi di metallo e plastica avevano costruito il loro rifugio sull'albero.
Più che altro era stata la sorella, lui era ancora molto piccolo e aveva dato quel poco aiuto che poteva.
Non ricordava molto dei fatti dei tempi precedenti al loro arrivo lì. Immagini di persone che urlavano e sparavano, erano le persone cattive che davano la caccia a tutta la sua gente e alla sua famiglia: padre, madre fratelli e sorelle. Sua sorella l'aveva preso per mano ed erano scappati insieme, fino alla periferia della città, dove la giungla stava riconquistando la discarica che la città ormai svuotata da un terzo dei suoi abitanti non riforniva più.
Avevano appreso dalle scimmie, per imitazione, a scegliere le cose buone da mangiare. La sorella gli aveva insegnato ad usare il piccolo machete che teneva sempre con sé e che le belve del circondario avevano imparato a rispettare. Il filo del machete si era consumato parallelamente alla sua crescita, così la sua maggior forza aveva sempre compensato la perdita del potere di taglio che a lui era sempre parso costante, fino a che le sue stesse forze non avevano cominciato a declinare.
Il vero momento drammatico era stato la scomparsa della sorella. Si era allontanata in cerca di cibo come faceva a volte, quando lui era troppo stanco per seguirla, ma non era più tornata.
Lui continuava a parlarle anche a distanza di anni, ma ormai non la cercava più.
Muoversi tutt'intorno per cercarla gli era comunque servito a conoscere meglio il territorio con le sue fonti di cibo.
Scese un po' verso il basso, usando le liane che collegavano tra loro i rami. Si muoveva lentamente a causa dell'artrosi, che ormai ostacolava i movimenti di quasi tutte le sue articolazioni, ma con molta precisione e, nonostante la vegetazione fosse bagnata, con estrema sicurezza.
Controllò attentamente rimanendo fermo a lungo ad osservare. Poi risalì fino al rifugio e lo oltrepassò, salì in alto in alto, fin dove poteva vedere il cielo. Sopra di lui era grigio, ma in lontananza verso le montagne era già azzurro. La luce chiara gli dava un senso di pace e di allegria.
Il tempo volge al bello pensò - e sorrise compiaciuto.

lunedì 11 gennaio 2016

ROXANA, MIHAELA E GIULIA.


“Sono serena, ma determinata, estremamente determinata”.
“Capisco vuoi che ogni tassello vada la suo posto”
“Proprio così” sorrise Roxana.
E sgranò i suoi grandi occhi verdi.
L'effetto era garantito, e lei lo sapeva bene. Infatti lui catturato da quello sguardo magnetico si piegò verso di lei e la baciò dolcemente.
Poi però aggiunse:
“Pensi davvero di poter controllare ogni cosa?”
“No davvero Leo, anzi so che davanti ho molti mulini a vento, ma voglio fare ciò che ritengo giusto e ciò che penso mi possa fare bene”.
“Ok allora andiamo a parlare con questo pastore”.
Si avviarono e intanto Leo ripensava alla singolare storia della sua nuova ragazza.
Roxana era nata quasi per un capriccio della madre, che pur fortemente orientata in campo sessuale in senso omosessuale, non aveva voluto privarsi della maternità ed aveva a tal fine ricercato rapporti con uomini appositamente da lei selezionati per lo scopo riproduttivo. Appena rimasta in cinta aveva abbandonato per sempre ogni rapporto eterosessuale.
Quando Roxana ancora non sapeva camminare, Mihaela aveva avuto la fortuna di diventare la segretaria personale di una giovane manager italiana, mandata in Romania a sistemare le questioni di gestione del personale da una grossa ditta italiana che aveva delocalizzato aprendo un grosso stabilimento di produzione.
Giulia era molto brava, preparata e determinata, ma sapeva anche essere dolce e questa era probabilmente la sua arma più potente. Certo non usava invece le sue doti fisiche, pur di tutto rispetto, per farsi spazio nel maschilistico mondo degli affari. Anche perché agli uomini non era per nulla interessata, essendo lesbica.
Mihaela e Giulia avevano subito trovato un'ottima intesa lavorativa e in breve anche umana, fino a diventare amanti. Quando Giulia, dopo due anni, completata la sua missione, era ritornata in Italia, aveva chiesto e e ottenuto di portare con sé dalla Romania la nuova segretaria.
Roxana era così cresciuta in Italia con le su due mamme.
A quindici anni aveva conosciuto un ragazzo di cui si era innamorata con tutto il cuore. Il ragazzo era molto religioso e l'aveva introdotta nella comunità parrocchiale, dove Roxana aveva cominciato con convinzione il cammino catecumenale per arrivare al battesimo.
Poi improvvisamente, prima di diventare cattolica, il mondo le era crollato addosso. Mihaela a si era ammalata e nel giro di pochi mesi era morta. Il permesso di soggiorno di Roxana era scaduto e giacché Giulia, la sua seconda mamma non aveva potuto contrarre nessun tipo di vincolo con la sua madre biologica, non restava che chiedere l'affido di Roxana al giudice dei minori. Questo visto la nazionalità della ragazza si era rivolto al tribunale di Bucarest. Purtroppo i funzionari rumeni interpellando i colleghi italiani avevano scoperto che la richiedente l'affido era lesbica e di conseguenza avevano deciso il rientro di Roxana in Romania per affidarla ad un orfanatrofio.
Si trattava di attendere due anni, il tempo che mancava a Roxana alla maggiore età e alla possibilità di scegliere autonomamente della sua vita, non era il caso di complicare il tutto cercando di sottrarsi alla legge.
Per fortuna Giulia era economicamente molto ben messa e così aveva potuto andare a trovare Roxana molto spesso e aveva anche fatto alcune generose donazioni all'istituto che ospitava Roxana, migliorando così le condizioni della figlia e di tutti gli altri ospiti.
Roxana si era buttata anima e corpo sullo studio, ottenendo il diploma rumeno, ma preparandosi anche alla maturità italiana che aveva sostenuto da privatista con pieno successo appena tornata in Italia.
Ora si era iscritta a Giurisprudenza, con l'obbiettivo di lavorare nel campo della giustizia minorile e si era già anche iscritta all'associazione “Certi diritti”.
Si era trovata un nuovo fidanzato, visto che il precedente legame non aveva retto alla prova della separazione, e ora stava cercando una nuova comunità cristiana dove vivere la propria fede personale senza però scontrarsi con una chiusura omofobica che non poteva tollerare.
“A chi avrebbero fatto del male le mie mamme se, come volevano, avessero potuto sposarsi? Quali conseguenze negative potevano nascere per la società per quell'atto così privato e così pieno d'amore? Invece i due anni d'inferno che ho passato io nell'orfanatrofio di Bucarest sono un concentrato di sofferenze inimmaginabili per chi non le ha vissute e sono il frutto diretto di quell'assurdo rifiuto di concedere il matrimonio e di conseguenza la mia adozione da parte di Giulia. Chi parla di amore non può essere complice di tanta cattiveria senza senso. Ma di cosa hanno paura?”
Leo non aveva mai pensato in questi termini, si era sempre piuttosto chiesto perché gli omosessuali ambissero così tanto ad un istituto che ormai la maggior parte degli eterosessuali vedeva perlomeno con sospetto se non lo ripudiava completamente. Ora però ragionando con Roxana si rendeva conto che il fatto che lo Stato avesse per quanto indebitamente mutuato dalla religione il matrimonio come forma di contratto tra le persone non cambiava la sostanza del problema: molti diritti erano stati direttamente legati a quel contratto e chi non poteva contrarlo veniva anche privato dei diritti. Visto così il rifiuto di un diritto sulla base di differenze di costumi non potava che essere considerato un arbitrio del tutto incostituzionale. Per lo più queste differenze di costumi non erano tanto una questione di scelte, quanto un dato di fatto di natura. Quindi somma ingiustizia e mancanza di misericordia.
“Per Mihaela l'eterosessualità era accettabile per quanto poco desiderabile, ma Giulia preferirebbe morire che avere un rapporto con un uomo, non è una sua scelta, Dio l'ha fatta nascere così e come può la Chiesa di Dio dire a Dio che ha sbagliato. che l'omosessualità è contro le leggi che loro suppongo Egli abbia dato?” A Leo a quel punto era venuto da ridere.
Si fermarono qualche minuto per baciarsi. Poi ripresero a camminare abbracciati.
Leopoldo era fondamentalmente agnostico, ma per far contenta Roxana fingersi con sé stesso un tantino credente era uno sforzo da poco, così era ben lieto di accompagnarla a conoscere questo pastore e, se Dio lo voleva, un giorno avrebbero potuto sposarsi lì, perché per sua fortuna, Roxana era eterosessuale al 100%.

domenica 1 febbraio 2015

UNA GOCCIA DI RUGIADA


Un anziano maestro aveva raggiunto un tale livello di consapevolezza da riuscire ad assorbire direttamente l'energia dell'universo. Aveva perciò smesso di consumare cibo e si limitava a bere ogni mattina una goccia di rugiada. Solo nelle giornate molto calde o quando la sua attività fisica aumentava verso sera beveva un'altra goccia d'acqua. Ogni giorno però meditava per un paio d'ore.
Per il resto faceva una lunga passeggiata, un po' di ginnastica e poi studiava e insegnava.
Tutti avevano notato che, oltre a godere di perfetta salute, il maestro, da quando non toccava più cibo, sembrava aver smesso di invecchiare ed erano passati ormai quasi dieci anni.
Un giorno giunse un piccione viaggiatore con un messaggio.
Mia nipote è malata, devo andare da lei, sono 5 giorni di cammino, vieni con me, – disse ad un giovane discepolo.
Il discepolo preparò una grossa sacca più una piccola con tutto il necessario per il viaggio, in particolare cibo, mentre il maestro prese solo una stuoia per dormire, un mantello impermeabile, un ricambio di indumenti e una piccola borraccia.
Il mattino seguente all'aurora dopo la colazione del discepolo e la goccia di rugiada del maestro meditarono per un paio d'ore e si misero in cammino. Il maestro camminava ad un passo appena un po' lento, ma molto regolare e a sera bevve una goccia d'acqua. Così per cinque giorni.
Giunsero infine a casa della giovane nipote che era molto debole e sofferente. Il maestro le parlò, passò le mani sopra di lei per sentire i flussi di energia e poi diede istruzioni al discepolo per trovare e raccogliere alcune erbe e radici nel bosco e nei prati.
Per una settimana preparò il cibo per la ragazza, cantò sopra di lei, le applicò degli impacchi e degli oli, recitò con lei alcuni mantra.
Alla fine la ragazza si era ripresa completamente e maestro e discepolo ripresero la via del ritorno.
Lungo il cammino trovarono una coppia di ragazzini con due paia di capre malconce distese per terra. Lei piangeva sommessamente, mentre lui prendeva nervosamente a calci i sassolini del sentiero.
Hanno mangiato delle erbe strane e ora stanno male e non fanno più il latte – spiegarono.
Il maestro le visitò, si fece spiegare l'aspetto delle erbe e poi mandò il discepolo a raccogliere delle erbe e delle bacche, che diede alla capre.
Si fermarono la notte e la mattina del giorno seguente finché le capre non furono di nuovo vispe e le mammelle tornarono a riempirsi. I ragazzini vollero condividere il loro formaggio e il loro pane con i loro salvatori e con grande stupore del discepolo il maestro ne mangiò.
Dopo un'ultima giornata di cammino maestro e discepolo furono di ritorno, ma il maestro pareva molto stanco, anzi a guardare bene era improvvisamente invecchiato.
Il mattino seguente il maestro fece scendere una goccia di rugiada sulla lingua e riprese le sue abitudini.
Maestro il cibo che hai preso non ti ha giovato – esclamò il discepolo.
Non ne dubitavo – sorrise il maestro.
Perché allora lo hai mangiato?
Sarebbe stato scortese rifiutare l'unico segno di riconoscenza che potevano offrirci.
Il discepolo guardò il maestro dubbioso e triste.
Il maestro intuì i suoi pensieri e gli disse:
Tu giudichi dalle apparenze, ma la mia forza interna si esaurisce al di là delle variazioni del mio aspetto.
I due si guardarono, il volto del discepolo si rilassò, poi il maestro aggiunse:
Daresti un giorno della tua vita in cambio del sorriso di quei due ragazzini?
Il discepolo sorrise e annuì convinto.

domenica 11 gennaio 2015

IL FIGLIO DEL MERCANTE


Un ricco mercante partì per un importante viaggio in Giappone e lasciò il figlioletto ancora in fasce ad un gruppo di istitutori. Ad essi concesse di attingere liberamente alle casse della sua società per provvedere ai fabbisogni del bimbo, ma con l'obbligo di rendicontare ogni spesa al suo ritorno.
Gli istitutori temevano il mercante, ma si dissero tra loro che se avessero abbondato un po' con le spese una piccola percentuale per loro sarebbe uscita senza problemi. Cominciarono così a riempirlo dei vestitini più lussuosi, dei giochi più sofisticati e del cibo più prelibato e abbondarono in tutto.
Accadde che il mercante si ritrovò coinvolto in una guerra e finì in prigione. Di lui non giunsero più notizie. Il bimbo cresceva straviziato e fornito di ogni cosa e naturalmente sovra-alimentato all'inverosimile.
Il bimbo era di natura goloso così non era mai sazio, ma iniziò presto a ingrossarsi e ingrassarsi oltremodo. Gli istitutori pensarono bene di assoldare dei medici, con ulteriore tornaconto per loro, e questi, su suggerimento dei primi, gli diedero ormoni della crescita per aumentarne ancora l'appetito.
Gli anni passarono e il ragazzo crebbe divenendo una specie di gigante, educato solo a divertirsi e a gozzovigliare, circondato sempre dai suoi istitutori, che volentieri si univano a lui nelle feste, nei banchetti e nelle orgie. Naturalmente anche dalle prostitute pretesero la loro quota.
Ormai cominciavano a dubitare del ritorno del mercante, ma sapendo che egli era molto coriaceo il timore di vederselo capitare all'improvviso non gli abbandonava mai completamente. Del resto il loro sistema funzionava talmente bene che non c'era alcun bisogno di altro: i conti erano in regola e il ragazzo era dalla loro parte. Convinsero solo il ragazzo a costruire una nuova splendida villa che diventò per loro una nuovo grandissima fonte di profitti. Il ragazzo vi si stabilì, ma era ormai talmente grasso da non riuscire più a muoversi dal divano del salone centrale.
Intanto in Giappone una nuova guerra vide prevalere lo shogun amico del mercante e lo riportò in libertà e così questi riprese la via di casa.
Quando rientrò a casa e incontrò suo figlio il mercante rimase allibito. Controllò i conti e andò a vedere le case dei precettori, trovandole non poco arricchite. Così licenziò tutti i precettori e tolse ogni cosa al figlio, lo fece mettere a dieta e lo fece educare da maestri severi e integerrimi.
Si premurò di fare il deserto attorno ai precettori tanto da costringerli ad abbandonare il paese.
Il figlio impiegò anni a conformarsi al nuovo modo di vivere, ma alla fine vi ci si adeguò e ne capì il senso e a tempo debito rilevò con successo l'attività del padre.
E dov'è la madre in tutta questa storia? Non c'è, non può esserci, perché una madre, che ama, non avrebbe mai permesso tutto ciò.

domenica 21 dicembre 2014

NELLA BUONA SORTE


… finché morte non vi separi?
No – disse.
Lei continuò a sorridere come se non avesse sentito o come se lui avesse dato la risposta prevista.
La chiesa non aveva mai visto così tante tonsille tutte insieme.
Il testimone di lui chiuse gli occhi, mentre quelli della testimone di lei si riempirono d'odio, i genitori degli sposi sbiancarono o si accasciarono sul banco. Il sacerdote fissava lo sposo attonito.
No – urlò ancora – non voglio che la morte ci separi, voglio amarti per sempre, ogni giorno presente, futuro e passato. Per l'eternità insieme e sempre nella buona sorte.
La faccia di lei si liquefece: è impazzito - pensò sgomenta, ma intanto il suo cuore si riapriva.
Nessuno ancora riusciva a proferire parola.
Lui la prese in braccio e corse lungo la navata, con un calcio aprì le porte a battente e saltò giù lungo la scalinata come una furia. Attraversò sempre correndo il prato e i primi che riuscirono a reagire e ad uscire dietro di lui lo videro, con lei in braccio, le mani legate attorno al suo collo, sparire nel bosco.
Corse senza mai fermarsi fino a sera come se fosse appena partito, mentre lei si abbandonava nelle sue braccia e nel suo amore folle.
A sera si adagiarono su un prato in fiore c consumarono il non-matrimonio per tutta la notte.
All'alba si presero per mano e si alzarono in volo.
Salirono in alto nel cielo, oltre le nuvole e ancora su fino a sciogliersi nel sole.

domenica 7 dicembre 2014

LIBERO DI DECIDERE


“Ogni cellula vivente è circondata da una membrana che la separa e la protegge dall'ambiente circostante. Ma la membrana non è ermeticamente chiusa, al contrario permette innumerevoli scambi con passaggi di sostanze, anche complesse, da fuori a dentro e viceversa. Così le cellule possono respirare, nutrirsi, interagire tra di loro, crescere, produrre composti biochimici, metaboliti e cataboliti, che hanno sempre un ruolo e modificano comunque l'ambiente stesso.
A somiglianza delle cellule anche l'uomo non può vivere senza proteggersi dall'esterno e non può vivere senza interagire con l'esterno.
Anche a livello psichico abbiamo bisogno di proteggerci e costruiamo barriere a tale scopo. Ma dove abbonda qualcosa, qualcosa d'altro manca. E le difese che ci proteggono divengono facilmente prigioni, catene che ci impediscono di rapportarci correttamente ed efficacemente con l'ambiente e in particolare con i nostri simili.
Se non siamo in sintonia con l'ambiente la nostra aria è inquinata, la nostra acqua è malata, il nostro cibo è tossico e il nostro corpo deperisce e duole, la nostra anima soffre e le nostre relazioni umane non funzionano.
Se accumuliamo per noi creiamo un'abbondanza di beni, che ci sottrae l'equilibrio interno, corrompe le nostre relazioni e non ci permette più di vivere bene e di far vivere bene chi ci è vicino.
Se diamo il giusto spazio agli altri e al mondo in noi stessi arricchiamo tutti, noi stessi per primi.”
Il discepolo smise di parlare, aprì gli occhi e guardò il maestro.
Gli occhi del maestro parevano socchiusi sicché non era possibile capire se e cosa stesse guardando, ciò nonostante non potevano esserci dubbi che avesse ascoltato attentamente.
I due sedevano uno di fronte all'altro, entrambi nella posizione del loto, sulla cima del colle.
Il maestro guardava verso il mare lontano che luccicava vicino all'orizzonte
Dietro il corpo del maestro si stagliavano cime imbiancate di neve poggiate su rocce pallide e frastagliate. Sotto di loro tutt'intorno sui colli brillava il verde degli alberi e dei prati
Dal bosco sottostante saliva il canto degli uccelli e il vento frusciava fresco sui loro corpi. Nuvole sottili passavano veloci e leggere sopra le loro teste. Il sole era caldo.
Il maestro annuì. Il discepolo richiuse gli occhi.
“Tutto ciò non basta” riprese il ragazzo “giacché pur sapendolo non sono in pace”
“Hai ascoltato il tuo cuore?” sussurrò il maestro
Il discepolo sospirò.
“Ma lei ti ha sorriso” esclamò allegramente, socchiudendo di nuovo gli occhi colpiti dai riflessi del mare.
“Lei?” farfugliò il discepolo, sgranando gli occhi mentre le gote si tingevano come al tramonto.
“Ho visto i suoi occhi” rispose il maestro, sorridendogli ancora “Ma ho visto anche i tuoi occhi”
“Questo mi turba. Posso dominare il mio desiderio, ma sono impotente contro il suo desiderio” biascicò il discepolo abbassando lo sguardo verso l'erba rada, la terra scura e i sassi bianchi.
“Tu giudichi già i desideri, ma forse essi sono buoni. Qualsiasi cosa tu faccia può essere giusta o sbagliata dipende da te renderla tale.” continuò pacatamente il maestro.
“E da lei” e nella sua mente quel lei riverberò come le onde di un sasso in un'acqua ferma.
“Tu puoi cambiare i suoi pensieri e lei i tuoi, come io cambio i tuoi e tu i miei, come la terra ci nutre e noi nutriamo la terra” lo sguardo del maestro si allargò fino all'orizzonte.
Il discepolo percepì di nuovo chiaramente il mondo intorno in sé e la sua coscienza per un istante infinito parve ampliarsi fino ai limiti dell'universo.
“Maestro il tuo cuore è sereno?”
“Lo è”.
I due si sorrisero fissandosi negli occhi, quindi si alzarono e iniziarono a scendere verso la valle.