So erinnern sich seine Enkelkinder an Karl
Gelesen von Erich am 28.03.2026 in der Kirche von Loreto
Opa Karl war gewiss keine schwerfällige Gestalt. Er hatte seinen Platz
in der Welt gefunden, einen Platz voller Neugierde auf diesen seltsamen
Ort, den wir Erde nennen. Zumindest erschien er uns Enkelkindern so:
an seinem Tisch sitzend, vor seinen Geologiebüchern, vertieft in eine
wissenschaftliche Zeitschrift. In seinen späteren Jahren fanden wir ihn
jedoch häufiger vor dem Fernseher, ausschließlich auf Deutsch, vertieft
in Dokumentationen und Reportagen über ihm vertraute Landschaften, wie
die weiten nordischen Ebenen seiner Kindheit und Jugend.
Wenn ich an ihn denke, kommen mir die vielen Weihnachtsfeste in den Sinn,
an denen wir beim Betreten des Hauses in der Via Feltre die
Weihnachtslieder hörten, die ihn an seine Kindheit erinnerten,
oder die Melodien der klassischen Komponisten, die er so sehr liebte.
Karl war ein gütiger und sanfter Mann von großer Intelligenz,
tiefgründigem Denken und einer unstillbaren Liebe zum Studium und Wissen,
die ihn bis zu seinem 98. Geburtstag begleitete. Seine Neugierde machte
ihn respektvoll gegenüber anderen und offen für die Welt und ihre
Neuerungen. Ich werde nie das Leuchten in seinen Augen vergessen, jedes
Mal, wenn ich mit ihm über mein neues Studieninteresse sprach, genauso
wenig wie ich nicht einen Stich im Herzen verspüre, wenn ich mich an die
vielen Male erinnere, als ich ihn einige Wochen nach einem unserer
Gespräche besuchte und er mit einem Buch aus seiner Bibliothek erschien,
das mit den besprochenen Themen zu tun hatte – sei es protestantische
Theologie oder die Morphologie Venedigs. Bis in die letzten Monate seines
Lebens beobachtete er unentwegt die sich wandelnde Welt um sich herum und
erzählte uns von den neuesten Berichten über künstliche Intelligenz oder
den neuesten Entwicklungen in den sozialen Medien, obwohl er in der Zeit
der ersten Radiosendungen geboren wurde, als Fernsehen noch eher
Science-Fiction als Realität war.
Karl wurde in Stettin, einer Hafenstadt an der Ostsee, geboren. Stettin
war bis nach dem Zweiten Weltkrieg deutsch und ist heute polnisch.
Die Familie war vor dem Ausbruch des Zweiten Weltkriegs nach
Westdeutschland gezogen, wo Karl seine Jugend und sein Studium verbrachte.
Karl liebte das Lernen, und seiner Leidenschaft für das Wissen ist es auch
zu verdanken, dass unsere Familie entstand: Seine erste Stelle als Geologe
führte ihn nach Italien, wo er Marialuisa, unsere Großmutter, kennenlernte.
Von dort aus führte ihr gemeinsames Leben zur Heirat, einigen Jahren in
Deutschland, der Geburt zweier Kinder und schließlich zum Umzug nach
Belluno, wo ihr drittes Kind geboren wurde. Dort unterrichtete Marialuisa
die nächsten zwanzig Jahre Deutsch, während Karl mit seinen Englisch- und
Deutschkenntnissen während des Wirtschaftsbooms der 1970er-Jahre in
Italien bei Comedil Arbeit fand. In der zweiten Hälfte seiner Dreißiger,
wie er gerne sagte, reiste er beruflich viel: Seine Kunden saßen im Nahen
Osten, aber auch in Nordeuropa, wo seine Zuverlässigkeit, Präzision und
sein pragmatischer Ansatz besonders geschätzt wurden.
Nach seinem Umzug nach Ceramica Dolomite verbrachte Karl seine
Ruhestandsjahre friedlich in Italien bei Marialuisa und seinen Enkelkindern
sowie mit regelmäßigen Besuchen bei seinen Schwestern in Deutschland.
Er blickte mit großer Zufriedenheit auf seine große italienische Familie
mit deutschem Nachnamen zurück, auf die Kinder und Enkel, die er hatte
aufwachsen sehen und denen er die Werte eines Mannes vermittelt hatte, der
den Krieg in Europa mit seinen Luftalarmen und Gefangenenlagern erlebt und
gesehen hatte, wie sich das Land in einen Ort des Austauschs und der
Bewegung von Menschen und Wissen verwandelte.
Sein langes Leben auf diesem geliebten Planeten endete auf seine Weise,
ohne große Anzeichen außer dem fortgeschrittenen Alter, diskret und
unauffällig. In seinen letzten Monaten wurde er liebevoll von seiner Frau
Lali und seiner Frau Maia betreut, denen wir unendlich dankbar sind.
Wir möchten an unseren Großvater und Vater mit einer kurzen Erinnerung
ihrer Schwester, Tante Annelene, erinnern:
„1943 heulten in Deutschland, in Celle, oft die Luftschutzsirenen, und wir
mussten in die Schutzräume gehen. Eines Nachts war Karl nicht da, er war
spurlos verschwunden. Wir fanden ihn schließlich auf dem Dach, wo er die
Sterne betrachtete und versuchte, ihr Geheimnis zu ergründen.“
Deboli segnali di vita
mercoledì 17 giugno 2026
Così i nipoti ricordano Karl
Così i nipoti ricordano Karl
Letto da Erich 28/03/2026 nella chiesa di Loreto
Il nonno Karl non era certamente una figura ingombrante. Aveva trovato il suo posto nel mondo, un luogo fatto di curiosità verso questo strano posto che abitiamo che chiamiamo pianeta Terra. O almeno, così appariva a noi nipoti, seduto al suo tavolo, davanti ai suoi libri di geologia, a qualche rivista scientifica: Più spesso, negli ultimi anni, lo trovavamo davanti alla tv, rigorosamente in tedesco, intento a guardare documentari o servizi pieni di paesaggi a lui familiari come le grandi pianure del Nord della sua infanzia e giovinezza.
Nel ricordarlo, tornano alla mente le scene dei molti Natali in cui, entrando nella casa in Via Feltre, sentivamo i canti di stagione che gli ricordavano la sua infanzia, o le melodie dei compositori classici che tanto amava.
Karl era un uomo gentile e garbato, di grande intelligenza, profondità e amore per lo studio e la conoscenza, che lo hanno accompagnato fino all’ultimo giorno dei suoi 98 anni. La sua curiosità lo aveva reso un uomo rispettoso verso il prossimo, aperto al mondo e alle sue novità. Impossibile dimenticare la luce negli occhi ogni volta che gli parlavo del mio nuovo interesse accademico all’università, come è impossibile non sentire una piccola fitta al cuore nel ricordare le tante volte in cui, tornando a trovarlo dopo qualche settimana dopo una di queste chiacchierate, si presentava con un libro recuperato dalla sua biblioteca inerente alle materie di cui avevamo parlato, che fosse di teologia protestante o sulla morfologia di Venezia. Fino agli ultimi mesi di vita, non aveva smesso di osservare il mondo che cambiava attorno a lui, parlandoci dell’ultimo servizio visto sull’intelligenza artificiale o dell’ultimo social media di punta, lui che era nato all’epoca delle primissime diffusioni radio, quando l’idea della televisione era più simile ad un sogno fantascientifico che alla realtà.
Karl Era nato a Stettino, una città portuale sul Mar Baltico, tedesca fino al secondo dopoguerra e ora polacca. La famiglia si era trasferita prima dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale nella Germania occidentale, dove Karl aveva passato la giovinezza e gli anni dell’università. a Karl piaceva studiare, e anche grazie alla sua passione per lo studio è nata la nostra famiglia: il suo primo lavoro da geologo lo aveva portato fino in Italia, dove aveva conosciuto Marialuisa, la nostra nonna. Da lì, la loro vita assieme li avrebbe portati al matrimonio, ad alcuni anni vissuti in Germania, alla nascita di 2 figli e poi alla decisione di trasferirsi a Belluno, dove nacque il terzo figlio. Qui, Marialuisa avrebbe insegnato tedesco per i successivi vent’anni, mentre Karl, con la sua conoscenza dell’inglese e del tedesco, avrebbe trovato lavoro nell’Italia del boom degli anni 70 con un posto alla Comedil. Questo suo secondo trentennio, come amava dire, lo avrebbe portato a viaggiare moltissimo per lavoro: I suoi clienti erano in Medio Oriente ma anche dei paesi del Nord Europa, dove la sua affidabilità, precisione e concretezza veniva particolarmente apprezzata.
Dopo il passaggio lavorativo alla Ceramica Dolomite, Karl passò serenamente gli anni della pensione tra l’Italia, con Marialuisa e i nipoti, e i periodici viaggi in Germania dalle sorelle.
Guardava con grande soddisfazione a questa grande famiglia italiana che portava un cognome tedesco, ai figli e ai nipoti che aveva visto crescere e diventare adulti, a cui aveva trasmesso i valori forti di un uomo che aveva visto passare la guerra in Europa, con gli allarmi antiaerei e i campi di prigionia, e l’aveva vista trasformarsi in un luogo di scambio e di movimento di persone e conoscenze.
La sua lunghissima vita su questo suo amato pianeta roccioso si è conclusa nel suo stile, senza grandi avvisaglie se non quelle dell’età che avanza, in modo discreto, senza farsi troppo vedere. In questi ultimi mesi era stato assistito con affetto dalle signore Lali e Maia, che ringraziamo infinitamente.
Ci piacerebbe ricordare nostro nonno e padre con un breve ricordo raccontato dalla sorella, la zia Annelene:
“Suonavano spesso nel 1943 gli allarmi antiaerei in Germania, a Celle, e dovevamo scendere nei rifugi per metterci al sicuro. Una notte, Karl non c’era, non si trovava. L’abbiamo trovato lì, sul tetto, a contemplare le stelle e a cercare di capirne il mistero. “
domenica 2 novembre 2025
Così i nipoti ricordano Marialuisa
Così i nipoti ricordano Marialuisa
Letto da Erich 8/09/2025 nella chiesa di Loreto
Da sempre, la cucina della casa dei nonni in Via Feltre è stato per noi il nodo della famiglia,
il punto di incontro privilegiato. Era lì che, tornando prima da scuola, poi dal treno da cui
eravamo scesi in stazione o prima del corso del pomeriggio o delle uscite con gli amici,
capitava di incontrarsi tra zii e zie, cugini grandi e piccoli che tra una fase di vita e l'altra
sarebbe stato altrimenti più facile perdere di vista.
Si era creata una dinamica molto dolce e familiare attorno a quella cucina che, come diceva
il cartello attaccato su uno dei suoi muri, era "aperta 24 ore su 24, 7 giorni a settimana, con
servizio al costo di un abbraccio".
Era così familiare l'arrivare e trovare una cugina o un cugino ascoltare e riascoltare le tante
storie della nonna riguardanti la sua infanzia tra il Cadore, Pesaro e Padova, l'adolescenza e
l'università tra Padova, Milano e Bologna, il suo anno a Kiel con la coinquilina Jaqueline e
la tesi su Fontane, l'inizio della storia con il nonno, dal primo ballo in veste di traduttrice
all'incontro dopo l'esposizione dei cani degli zii a Stoccarda, l'infanzia degli zii e nostri
genitori.Per anni, le storie della nonna sentite un'immensità di volte ci hanno dato da
riflettere.
Pensare a lei che decideva di passare un semestre di università all'estero, da donna negli anni
'50, ci lascia ancora increduli.
Pensare a lei che viaggia per mezza Europa in autostop con le sue amiche, lavorando tra campi
in Germania, con quella leggerezza mista ad affidabilità che ancora dopo tanti anni trasmetteva
ci sembra ancora assurdo, ma allo stesso tempo così naturale.
Forse negli anni aveva perso un po' di quell'intraprendenza giovanile, ma sicuramente non la
leggerezza d'animo che le aveva permesso di prendere e partire, di lasciarsi andare e vivere le
cose con la speranza e il sorriso.
Se c'è una cosa che porteremo sempre nel cuore della nonna Isa è proprio questo, la leggerezza
con cui si muoveva nel mondo.
Per noi più grandi, quella capacità di accettare e ridimensionare alcune cose che sembravano
così grandi e complesse ai nostri occhi è stata tante volte un appiglio, un rifugio che ci
accoglieva entrando in quella cucina.
In tutti i nostri momenti di crisi, di dubbio e di incertezza sulla scuola, sul lavoro o sulle
disavventure nelle amicizie e nelle prime relazioni non abbiamo mai ricevuto dalla nonna una
parola di critica, di giudizio o anche solo di opinione non richiesta su cosa avremmo dovuto o
potuto fare. La nonna con noi nipoti aveva capito che quello che poteva fare al meglio era una
cosa: accoglierci per quello che eravamo.
Bastava una candela accesa e una preghierina per noi, e per il resto c'era già chi nelle nostre
vite ci assisteva nelle scelte, ci guidava in modo più aperto o più critico e ci faceva notare
quello che avremmo potuto migliorare.
Lei era lì a farci capire con il suo modo leggero che era tutto possibile, tutto una buona scelta,
e che ci supportava e voleva bene a prescindere da cosa facevamo e cosa sceglievamo.
E che, in fondo, le cose importanti avvengono senza forzarle e anche la peggiore delle tempeste
sarebbe presto passata.
E quindi nella sua cucina c'era sempre un biscotto, una fetta di torta alle noci e una tazza di tè
ad aspettarci, accompagnata da delle orecchie attente e delle storie di un passato di
spensieratezza, racconti di una strada che in un modo o nell'altro la aveva portata dove era
allora, in compagnia dei suoi nipotini.
E nel suo offrirci un rifugio, mostrava con tutta la sua sincerità che quell'esserci per noi era
la sua gioia più grande.
Non abbiamo conosciuto molte persone così tenere e attente all'altro come la nonna Isa.
Siamo stati tanto fortunati a poterla vedere e accompagnare nella sua ultima fase della vita,
nella vecchiaia che ha dedicato alla cura per tutti questi piccoli umani che le giravano attorno.
Da Silvia a Christian, nell'arco di più di vent'anni lei ci ha dato tutte le attenzioni che potessimo
desiderare, un po' da nonna e un po' giocando con noi, tornando la bambina che era nel profondo
del suo cuore. Non potremo mai esserle abbastanza grate e grati per tutto l'amore che ci ha
dedicato. Grazie nonna, e buon viaggio!
giovedì 16 ottobre 2025
So erinnern sich ihre Enkel an Marialuisa
Gelesen von Erich am 8. September 2025 in der Loretokirche
Die Küche im Haus unserer Großeltern in der Via Feltre war schon immer der Mittelpunkt unserer Familie, unser liebster Treffpunkt. Hier trafen wir uns oft mit Onkeln und Tanten, Cousins und Cousinen, die sonst zwischen den Lebensabschnitten leichter den Kontakt verloren hätten. Eine herzliche, familiäre Atmosphäre hatte sich um diese Küche entwickelt, die, wie das Schild an einer ihrer Wände verkündete, “24 Stunden am Tag, 7 Tage die Woche geöffnet war und Bedienung zum Preis einer Umarmung bot".
Es war so vertraut, anzukommen und eine Cousine zu besuchen, immer wieder den vielen Geschichten meiner Großmutter zu lauschen - von ihrer Kindheit in Cadore, Pesaro und Padua, ihrer Jugend und ihren Studienjahren in Padua, Mailand und Bologna, ihrem Jahr in Kiel mit ihrer Mitbewohnerin Jaqueline und ihrer Abschlussarbeit über Fontane, dem Beginn ihrer Beziehung zu meinem Großvater, vor: ihrem ersten Tanz als Übersetzerin bis zum Treffen nach der Hundeausstellung des Onkels in Stuttgart, der Kindheit meiner Onkel und unserer Eltern. Jahrelang gaben uns die Geschichten meiner Großmutter, die wir so oft gehört hatten, Stoff zum Nachdenken. Der Gedanke, dass sie sich in den 1950er Jahren als Frau für ein Auslandssemester entschied, lässt uns noch immer ungläubig zurück.
Der Gedanke, wie sie mit ihren Freunden per Anhalter durch Europa reiste, auf den Jugendsalbeitgenossenchaft in Deutschland arbeitete, mit dieser Unbeschwertheit und Verlässlichkeit, die sie auch nach so vielen Jahren noch ausstrahlte, erscheint immer noch absurd und doch so selbstverständlich. Vielleicht hatte sie im Laufe der Jahre etwas von ihrem jugendlichen Einfallsreichtum verloren, aber ganz sicher nicht die Unbeschwertheit, die es ihr ermöglicht hatte, aufzustehen und loszugehen, loszulassen und Dinge mit Hoffnung und einem Lächeln zu erleben. Wenn es etwas gibt, das wir von Oma Isa immer im Herzen tragen werden, dann ist es genau das: die Leichtigkeit, mit der sie durch die Welt ging.
Für uns Ältere war diese Fähigkeit, bestimmte Dinge, die uns so groß und komplex erschienen, zu akzeptieren und zu relativieren, oft eine Stütze, ein Zufluchtsort, der uns willkommen hieß, wenn wir diese Küche betraten. In all unseren Momenten der Krise, des Zweifels und der Unsicherheit in Bezug auf Schule, Arbeit oder die Missgeschicke in Freundschaften und frühen Beziehungen erhielten wir von Oma nie ein Wort der Kritik, des Urteils oder auch nur eine unaufgeforderte Meinung darüber, was wir hätten tun sollen oder können. Oma verstand, dass das Beste, was sie für uns Enkel tun konnte, war, uns so zu akzeptieren, wie wir waren.
Es genügte eine brennende Kerze und ein kleines Gebet, und für den Rest gab es bereits jemanden in unserem Leben, der uns bei Entscheidungen half, uns offener oder kritischer anleitete und uns aufzeigte, was wir verbessern konnten. Sie war da, um uns auf ihre unbeschwerte Art zu verstehen zu geben, dass alles möglich war, alles eine gute Entscheidung war und dass sie uns unterstützte und liebte, egal was wir taten oder wählten. Und dass wichtige Dinge schließlich auch ohne Zwang geschehen und selbst der schlimmste Sturm bald vorüberziehen würde. Und so warteten in ihrer Küche immer ein Keks, ein Stück Walnusskuchen und eine Tasse Tee auf uns, begleitet von aufmerksamen Ohren und Geschichten aus einer unbeschwerten Vergangenheit, von einem Weg, der sie auf die eine oder andere Weise dorthin geführt hatte, wo sie heute ist, in der Gesellschaft ihrer Enkelkinder. Und indem sie uns Zuflucht bot, zeigte sie mit all ihrer Aufrichtigkeit, dass es ihre größte Freude war, für uns da zu sein. Wir haben nicht viele Menschen getroffen, die so zärtlich und aufmerksam zu anderen waren wie Oma Isa. Wir hatten das große Glück, sie in ihren letzten Lebensabschnitten
zu sehen und zu begleiten, in ihrem hohen Alter, das sie ganz der Fürsorge für all die kleinen Menschen um sie herum widmete. Von Silvia bis Christian schenkte sie uns über mehr als zwanzig Jahre hinweg all die Aufmerksamkeit, die wir uns wünschen konnten, teils als Großmutter, teils beim Spielen mit uns, und wurde so wieder zu dem kleinen Mädchen, das sie tief in ihrem Herzen war. Wir können nie genug für all die Liebe sein, die sie uns geschenkt hat. Danke, Oma, und gute Reise!
martedì 15 ottobre 2024
Servi della vita
Nella prima audizione delle commissioni del Senato sul fine vita, hanno ben parlato le rappresentanti dell'Associazione Luca Coscioni, concrete, logiche, competenti in termini medici e giuridici e autenticamente umane, in mezzo agli sproloqui dei cattolici.
Particolarmente impressionante è stato l'incipit del rappresentante dell'Associazione Medici Cattolici Italiani: "Nessuno è padrone della propria vita, ma siamo tutti servitori della Vita".
Potrei concordare e completare: la vita individuale non esiste è solo un tassello di un insieme vivente che comprende l'intero pianeta.
Ma questo deve avere come conseguenza che il singolo vivente non ha più nessun diritto su di sé?
E cos'è questa Vita astratta che domina coloro che attraversa?
La Vita a cosa punta? Con buona pace di Charles Dawkins - che afferma non esista una volontà di sopravvivenza delle specie, ma solo degli individui, anzi dei singoli geni che li determinano seppur in collaborazione con altri geni - dobbiamo arguire che ciò che conta è la trasmissione della vita attraverso gli individui pedoni di un gioco più grande di loro.
Ma ciò ha delle conseguenze:
- gli individui che hanno assolto o non sono abili alla riproduzione o non favoriscono la riproduzione di altri non servono più e sono eliminabili;
- se non riprodursi è la colpa più grossa dell'individuo torna in auge il biblico maledetto colui che disperde il proprio seme, che deve obbligatoriamente essere offerto al compito riproduttivo e ancor più stringente è l'obbligo di salvaguardare i più rari e dunque più preziosi ovuli e dunque vi è un obbligo per ogni donna di ottenere la fecondazione di ogni ovulo che giunga a maturazione;
- se la vita è il bene supremo non possiamo accettare la perdita di nessuna vita nemmeno quella degli animali e dobbiamo essere tutti vegani e accettare ratti, insetti e ogni parassita, non possiamo uccidere le piante e dobbiamo divenire tutti fruttariani (anche se è un regime alimentare non sostenibile) e dovremmo evitare di uccidere anche i micro organismi che neppure vediamo.
Assurdo? sì certo come è assurdo dire che la vita di un uomo non è sua, ma appartiene ad un dio che nessuno è in grado neppure di dimostrare che esista, ma, strano caso, chi propone questa visione ne è il portavoce che mentre detta le regole divine può arricchirsi e godere del potere supremo sulle persone: il controllo della loro coscienza!
sabato 12 ottobre 2024
Quale diritto?
C'é un grande stracciarsi le vesti perché Israele non rispetta la risoluzione ONU 1701 del 2006.
Ma quella risoluzione prevedeva che a Sud del Litani vi fosse una zona demilitarizzata, sotto il controllo del governo libanese .
Invece per decenni gli Hezbollah hanno continuato non solo a controllare il territorio, ma ad accumulare armi. Perché nessuno si é scandalizzato di ciò o ha dato la possibilità all’UNIFIL di fare ciò che doveva fare - salvaguardare la pace - e non ha mai fatto?
Da oltre un anno poi, cioè dall’8 ottobre 2023 (prima che Israele reagisse al pogrom di Hamas!), dalla supposta area cuscinetto del sud del Libano, sono partiti decine di missili al giorno verso Israele, costringendo all’evacuazione 70000 persone lungo il confine libanese e tenendo sotto assedio - con continue corse ai rifugi - per le inevitabili falle del sistema di difesa antimissilistico metà della popolazione nazionale (l’altra metà é minacciata da Gaza dai terroristi di Hamas).
Quindi, a parte che il diritto internazionale deve essere rispettato da tutti e non un alibi per bloccare solo i sionisti, se qualcuno infrangendo impunemente il diritto internazionale mette a rischio il diritto alla vita delle persone, anche se ebree, non deve forse prevalere quest’ultimo diritto?
lunedì 7 ottobre 2024
Il vero antifascismo
Non basta condannare i nazifascisti bisogna anche difendere gli ebrei.
Ebrei perseguitati da ben prima che nascesse il nazismo e oggi perseguitati anche da chi si proclama antifascista, ma finisce per non esserlo.
Chiamare genocidio il dramma di Gaza e ora del Libano é palesemente falso (gli israeliani avvisano la popolazione prima di bombardare, Hamas usa i civili come scudi umani, è funzionale alla strategia di Hamas avere molte vittime civile è un disastro per Israele), ma ancora più grave é dire che gli ebrei stanno facendo ai palestinesi (o ai libanesi) ciò che i nazisti hanno fatto loro. Chi lo dice é, magari inconsciamente, un antisemita. Infatti, questa affermazione, oltre ad avvallare le menzogne sull'operato dell'esercito israeliano, da un lato sminuisce la Shoà dall'altro ne dà una giustificazione a posteriori: gli ebrei si sono meritati la persecuzione nazista e quella di oggi di Hamas e tutte le altre perché sono intrinsecamente malvagi. Così si avvalla il peggiore dei crimini dei nazifascisti, se ne condivide l'ideologia razzista e settaria si diventa di fatto fascisti!