mercoledì 17 giugno 2026

Così i nipoti ricordano Karl

 Così i nipoti ricordano Karl

Letto da Erich 28/03/2026 nella chiesa di Loreto

Il nonno Karl non era certamente una figura ingombrante. Aveva trovato il suo posto nel mondo, un luogo fatto di curiosità verso questo strano posto che abitiamo che chiamiamo pianeta Terra. O almeno, così appariva a noi nipoti, seduto al suo tavolo, davanti ai suoi libri di geologia, a qualche rivista scientifica: Più spesso, negli ultimi anni, lo trovavamo davanti alla tv, rigorosamente in tedesco, intento a guardare documentari o servizi pieni di paesaggi a lui familiari come le grandi pianure del Nord della sua infanzia e giovinezza.

Nel ricordarlo, tornano alla mente le scene dei molti Natali in cui, entrando nella casa in Via Feltre, sentivamo i canti di stagione che gli ricordavano la sua infanzia, o le melodie dei compositori classici che tanto amava.


Karl era un uomo gentile e garbato, di grande intelligenza, profondità e amore per lo studio e la conoscenza, che lo hanno accompagnato fino all’ultimo giorno dei suoi 98 anni. La sua curiosità lo aveva reso un uomo rispettoso verso il prossimo, aperto al mondo e alle sue novità. Impossibile dimenticare la luce negli occhi ogni volta che gli parlavo del mio nuovo interesse accademico all’università, come è impossibile non sentire una piccola fitta al cuore nel ricordare le tante volte in cui, tornando a trovarlo dopo qualche settimana dopo una di queste chiacchierate, si presentava con un libro recuperato dalla sua biblioteca inerente alle materie di cui avevamo parlato, che fosse di teologia protestante o sulla morfologia di Venezia. Fino agli ultimi mesi di vita, non aveva smesso di osservare il mondo che cambiava attorno a lui, parlandoci dell’ultimo servizio visto sull’intelligenza artificiale o dell’ultimo social media di punta, lui che era nato all’epoca delle primissime diffusioni radio, quando l’idea della televisione era più simile ad un sogno fantascientifico che alla realtà.


Karl Era nato a Stettino, una città portuale sul Mar Baltico, tedesca fino al secondo dopoguerra e ora polacca. La famiglia si era trasferita prima dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale nella Germania occidentale, dove Karl aveva passato la giovinezza e gli anni dell’università. a Karl piaceva studiare, e anche grazie alla sua passione per lo studio è nata la nostra famiglia: il suo primo lavoro da geologo lo aveva portato fino in Italia, dove aveva conosciuto Marialuisa, la nostra nonna. Da lì, la loro vita assieme li avrebbe portati al matrimonio, ad alcuni anni vissuti in Germania, alla nascita di 2 figli e poi alla decisione di trasferirsi a Belluno, dove nacque il terzo figlio. Qui, Marialuisa avrebbe insegnato tedesco per i successivi vent’anni, mentre Karl, con la sua conoscenza dell’inglese e del tedesco, avrebbe trovato lavoro nell’Italia del boom degli anni 70 con un posto alla Comedil. Questo suo secondo trentennio, come amava dire, lo avrebbe portato a viaggiare moltissimo per lavoro: I suoi clienti erano in Medio Oriente ma anche dei paesi del Nord Europa, dove la sua affidabilità, precisione e concretezza veniva particolarmente apprezzata.


Dopo il passaggio lavorativo alla Ceramica Dolomite, Karl passò serenamente gli anni della pensione tra l’Italia, con Marialuisa e i nipoti, e i periodici viaggi in Germania dalle sorelle.


Guardava con grande soddisfazione a questa grande famiglia italiana che portava un cognome tedesco, ai figli e ai nipoti che aveva visto crescere e diventare adulti, a cui aveva trasmesso i valori forti di un uomo che aveva visto passare la guerra in Europa, con gli allarmi antiaerei e i campi di prigionia, e l’aveva vista trasformarsi in un luogo di scambio e di movimento di persone e conoscenze.


La sua lunghissima vita su questo suo amato pianeta roccioso si è conclusa nel suo stile, senza grandi avvisaglie se non quelle dell’età che avanza, in modo discreto, senza farsi troppo vedere. In questi ultimi mesi era stato assistito con affetto dalle signore Lali e Maia, che ringraziamo infinitamente.


Ci piacerebbe ricordare nostro nonno e padre con un breve ricordo raccontato dalla sorella, la zia Annelene:

Suonavano spesso nel 1943 gli allarmi antiaerei in Germania, a Celle, e dovevamo scendere nei rifugi per metterci al sicuro. Una notte, Karl non c’era, non si trovava. L’abbiamo trovato lì, sul tetto, a contemplare le stelle e a cercare di capirne il mistero. “


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