domenica 9 dicembre 2012

OMBRAVELOCE


Melcheb il terremoto. Melcheb il ciclone. Melcheb l’inesauribile. Così fin da piccolo avevano chiamato Melcheb, un bimbo dalla rara vivacià ed energia.
Poi un giorno, il nonno, vedendolo giocare a rincorrere la sua ombra aveva esclamato: “Persino la sua ombra fatica a stargli dietro”. E da lì era nato il soprannome che aveva rapidamente sbaragliato tutti gli altri: Ombraveloce.
In realtà l’ombra di Melcheb, come tutte le ombre era molto solidale con il suo padrone e non se ne separava mai. Per quanto Obraveloce tenesse fede al nome, la sua ombra era sempre lì pronta a saltare, tuffarsi, correre e ruzzolare dietro o davanti o magari in fianco a lui.
Melcheb Ombraveloce, sempre con l’argento vivo addosso, crebbe e divenne un ragazzetto forte e sano e pieno di idee.
Allegro, vivace e sempre impegnato in mille attività, Ombraveloce divenne presto molto popolare e di fatto era il capo di tutta la folta schiera di ragazzetti del quartiere. Combinavano certo qualche marachella, ma erano ben voluti da tutti.
Un giorno però Ombraveloce conobbe dei ragazzi più grandi che lo convinsero a provare certe pillole colorate. Mangiata la pillola Melcheb si sentì privo di forze, ma immagine strane e buffissime, musiche incredibili, colori iridescenti, sensazioni bizzarre e fantastiche, mai provate prima, si affollarono nella sua mente.
Melcheb Ombraveloce, provata la droga, ne divenne presto avido. Dopo la prima però, nessuno era più disposto a regalargli altre pillole, ma esigeva soldi, soldi, tanti soldi.
Così Melcheb, abbandonò i vecchi amici e con il favore delle tenebre cominciò a rubare nei magazzini per racimolare i soldi per la droga.
Una notte la sua ombra proiettata da un lampione fu vista da un vigilantes ed Ombraveloce dovette ricorrere a tutta la sua velocità e agilità per eclissarsi nei vicoli, sfuggendo alla cattura.
Maledisse allora la sua ombra, per il rischio che gli aveva fatto correre. E questa senza pensarci su due volte prese e se ne andò. Melcheb rimase di sasso, ma non pensò a rincorrerla, come faceva da bambino: “Meglio così – pensò – senza ombra correrò meno rischi”.
Ma quando il giorno dopo passeggiando per la strada la gente si accorse che il suo corpo non proiettava nessuna ombra, fu scambiato per un fantasma. E tutti fuggirono atterriti.
Così Melcheb si ridusse a vivere da solo, muovendosi solo la notte, dove le tenebre erano più fitte.
Dopo un po’ però si sentì triste, incominciò a stufarsi delle visioni della droga e a rimpiangere le mille attività e i giochi che era solito fare di giorno con i suoi vecchi compagni.
Melcheb tornò allora dove l’ombra l’aveva abbandonato e piangendo la supplicò di tornare. E così fu.
Melcheb ritornò ad essere di nuovo l’Ombraveloce che tutti conoscevano e anzi divenne un paladino dei deboli sempre pronto ad aiutare, a fare del bene e a mettere in guardia i ragazzi dal pericolo della droga.

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