domenica 23 dicembre 2012

METAMORFOSI


Quando Kuti si svegliò quel mattino, dapprima non si accorse di nulla. L'aria era fresca e profumata. I suoni familiari del bosco facevano da sottofondo al rumore della macina che preparava la farina di koga. Poi però sentì qualcosa. Si toccò. Il cuore sobbalzò, si chiuse la gola. Corse a guardarsi.
Ecco era arrivato. Il momento a cui si stava preparando fin da quando poteva ricordare qualcosa era ormai prossimo. Un pembe stava spuntando sulla fronte.
Kuti sapeva che entro un paio di giorni il pembe sarebbe uscito. Poi nel giro di 3 o 4 settimane ne sarebbero spuntati altri 3.
Sapeva che tra il momento della fuoriuscita del primo pembe e quello della fuoriuscita dell'ultimo doveva entrare nell'Amsha.
Sapeva che se non lo avesse fatto sarebbe iniziato il processo di retrocrescita: il ringiovanimento allo stesso ritmo della crescita vissuta fino ad allora. Avrebbe perso via via tutte le sue capacità fisiche e mentali fino a ridursi ad un feto. A quel punto il feto sarebbe stato deposto in una incubatrice: Lì sarebbe rimasto a ridursi fino a scomparire del tutto.
Kuti sapeva anche che non tutti quelli che entravano nell'Amsha ne uscivano. Nessuno sapeva che cosa ne era di loro.
Sapeva che l'Amsha risultava assolutamente diverso per ciascuno e in questo stava la difficoltà nel prepararsi ad affrontarlo. Era impossibile prevedere cosa avrebbe richiesto l'Amsha ad ognuno.
Per alcuni risultava molto semplice attraversarlo, per altri un rompicapo. Ad alcuni si presentava come uno spazio immateriale da attraversare solo con il pensiero, ad altri richiedeva sforzi fisici enormi. Nessuno sapeva se la mutevolezza dell'Amsha dipendesse dall'Amsha stesso o fosse determinata, involontariamente, da chi vi entrava.
Kuti conosceva però la propria determinazione ad entrare nell'Amsha e ad uscirvi.
La vita che l'aspettava fuori dall'Amsha durava 4 – 5 volte di più del periodo di retrocrescita, ma non era tanto questo. Kuti voleva diventare un adulto o un'adulta, giacchè come tutti i giovani della sua specie Kuti era assessuato, e fare di coneguenza tutte le esperienze che solo gli adulti potevano fare.
Kuti non voleva aspettare a lungo. Stava bene e il suo fisico non poteva certo rafforzarsi ulteriormente nel giro di pochi giorni. Aveva solo bisogno di guardarsi dentro per trovare la serenità insieme alla determinazione che già sapeva di avere.
Così appena spuntato il secondo pembe salutò i familiari e gli amici e senza esitazioni entrò.
Era buio. Allungò le braccia tutt'intorno senza riuscire a toccare nulla. Fece un respiro profondo e si mosse molto lentamente, facendo strisciare i piedi in avanti uno dopo l'altro con un braccio in avanti alla ricerca di ostacoli. Incominciò a vedere una leggera luminescenza davanti a sé. La studiò un attimo poi si incamminò sempre con circospezione, ma senza più strascicare i piedi. Nemmeno il braccio serviva più. Dopo un po' incominciò a vedere delle pareti. Era in una specie di grossa caverna sulle cui pareti vide aprirsi cunicoli innumerevoli che si spostavano in continuazione muovendosi in modo disordinato. L'ingresso era sparito, non c'era modo di tornare indietro. Non c'era modo di uscire se non attraverso i cunicoli. Non c'era differenza tra l'uno e l'altro, anche perché non solo la loro posizione ma anche le loro forme variavano in continuazione.
Doveva affidarsi al caso e tentare la sorte? Il dilemma non era da poco. Non sapeva nemmeno se quell'ambiente fosse stabile o se sarebbe poi mutato del tutto, né sapeva che autonomia si poteva avere in quel posto, senza cibo, né bevanda. La paura di fare la mossa sbagliata rischiava di risultare paralizzante, ma nemmeno agire a caso poteva essere una scelta conveniente in un momento così importante. Cosa fare? Chi poteva correre in suo aiuto? Questa era una domanda interessante. Nell'Amsha niente poteva essere dato per scontato, nemmeno di essere soli e senza aiuto. Kuti provò a chiedere:
- C'è qualcuno qui che può aiutarmi, c'è qualcuno che vuole aiutarmi?
Riprovò:
- Se ci sei ti prego, rispondimi, aiutami!
Un leggero bagliore fece tremare l'aria davanti a Kuti e si materializzò come per magia una fata. Una piccola fata come quelle che aveva visto nei suoi libri d'infanzia. Esile e luminosa con 2 alucce trasparenti che battevano rapidissime.
Kuti era dubbioso: esisteva veramente o era solo un'illusione, un inganno dell'Amsha per catturarlo per sempre?
- Mi guiderai fuori? - Chiese.
- Lo farò. - Rispose la fata.
La voce era dolce e l'espressione sorridente.
- Perché?
Perché me l'hai chiesto. E poi non ho altro da fare. Sarà bello stare per un po' in tua compagnia.
Sei simpatica. Io sono Kuti. Tu come ti chiami?
Mi chiamo Duara. Andiamo?
Kuti la seguì verso un cunicolo, questo si aprì, era molto luminoso, poi la luce crebbe ancora, divenne abbagliante, accecante. Allungò le mani e disse alla fata:
aiutami ancora, non riesco più a vederti, dammi la mano.
Sentì la stretta di una piccola mano calda. Si incamminò stringendola delicatamente. Camminava con sicurezza concentrandosi solo sulla mano che tirava quasi impercettibilmente. La luce progressivamente si abbassò. C'era una fitta nebbia.
Kuti sentì un torpore avvolgente, una sensazione di calore, continuava a muoversi, ma con difficoltà. Non era però una difficoltà fastidiosa, ma come un rallentamento naturale a cui si adeguava tranquillamente. Anche la sua mente si placava. I pensieri evaporavano. Kuti rimase sospeso in uno stato indescrivibile. Ad un certo punto si ridestò e si accorse di non sentire più la mano della fata. Fu preso dal terrore:
ti ho persa, dove sei Duara? cosa succede? Urlò.
Duara rispose con voce placida:
tranquilla mia cara, è già successo tutto stai per uscire
Mia cara! Dunque era una femmina.
Fece qualche passo in avanti.
La nebbia d'improvvisò si diradò. E vide dei volti familiari che la fissavano. Sentì le loro urla di gioia e fu travolta dagli abbracci.
Era curiosa di vedersi. Ma dagli sguardi dei maschi che la guardavano capì subito di essere diventata una kimanzi. Dunque non aveva che da scegliere, chi prendersi come compagno.
Era un ottimo inizio.

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