mercoledì 17 giugno 2026

So erinnern sich seine Enkelkinder an Karl
Gelesen von Erich am 28.03.2026 in der Kirche von Loreto
Opa Karl war gewiss keine schwerfällige Gestalt. Er hatte seinen Platz 
in der Welt gefunden, einen Platz voller Neugierde auf diesen seltsamen
Ort, den wir Erde nennen. Zumindest erschien er uns Enkelkindern so:
an seinem Tisch sitzend, vor seinen Geologiebüchern, vertieft in eine
wissenschaftliche Zeitschrift. In seinen späteren Jahren fanden wir ihn
jedoch häufiger vor dem Fernseher, ausschließlich auf Deutsch, vertieft
in Dokumentationen und Reportagen über ihm vertraute Landschaften, wie
die weiten nordischen Ebenen seiner Kindheit und Jugend.
Wenn ich an ihn denke, kommen mir die vielen Weihnachtsfeste in den Sinn,
an denen wir beim Betreten des Hauses in der Via Feltre die
Weihnachtslieder hörten, die ihn an seine Kindheit erinnerten,
oder die Melodien der klassischen Komponisten, die er so sehr liebte.
Karl war ein gütiger und sanfter Mann von großer Intelligenz,
tiefgründigem Denken und einer unstillbaren Liebe zum Studium und Wissen,
die ihn bis zu seinem 98. Geburtstag begleitete. Seine Neugierde machte
ihn respektvoll gegenüber anderen und offen für die Welt und ihre
Neuerungen. Ich werde nie das Leuchten in seinen Augen vergessen, jedes
Mal, wenn ich mit ihm über mein neues Studieninteresse sprach, genauso
wenig wie ich nicht einen Stich im Herzen verspüre, wenn ich mich an die
vielen Male erinnere, als ich ihn einige Wochen nach einem unserer
Gespräche besuchte und er mit einem Buch aus seiner Bibliothek erschien,
das mit den besprochenen Themen zu tun hatte – sei es protestantische
Theologie oder die Morphologie Venedigs. Bis in die letzten Monate seines
Lebens beobachtete er unentwegt die sich wandelnde Welt um sich herum und
erzählte uns von den neuesten Berichten über künstliche Intelligenz oder
den neuesten Entwicklungen in den sozialen Medien, obwohl er in der Zeit
der ersten Radiosendungen geboren wurde, als Fernsehen noch eher
Science-Fiction als Realität war.
Karl wurde in Stettin, einer Hafenstadt an der Ostsee, geboren. Stettin
war bis nach dem Zweiten Weltkrieg deutsch und ist heute polnisch.
Die Familie war vor dem Ausbruch des Zweiten Weltkriegs nach
Westdeutschland gezogen, wo Karl seine Jugend und sein Studium verbrachte.
Karl liebte das Lernen, und seiner Leidenschaft für das Wissen ist es auch
zu verdanken, dass unsere Familie entstand: Seine erste Stelle als Geologe
führte ihn nach Italien, wo er Marialuisa, unsere Großmutter, kennenlernte.
Von dort aus führte ihr gemeinsames Leben zur Heirat, einigen Jahren in
Deutschland, der Geburt zweier Kinder und schließlich zum Umzug nach
Belluno, wo ihr drittes Kind geboren wurde. Dort unterrichtete Marialuisa
die nächsten zwanzig Jahre Deutsch, während Karl mit seinen Englisch- und
Deutschkenntnissen während des Wirtschaftsbooms der 1970er-Jahre in
Italien bei Comedil Arbeit fand. In der zweiten Hälfte seiner Dreißiger,
wie er gerne sagte, reiste er beruflich viel: Seine Kunden saßen im Nahen
Osten, aber auch in Nordeuropa, wo seine Zuverlässigkeit, Präzision und
sein pragmatischer Ansatz besonders geschätzt wurden.
Nach seinem Umzug nach Ceramica Dolomite verbrachte Karl seine
Ruhestandsjahre friedlich in Italien bei Marialuisa und seinen Enkelkindern
sowie mit regelmäßigen Besuchen bei seinen Schwestern in Deutschland.
Er blickte mit großer Zufriedenheit auf seine große italienische Familie
mit deutschem Nachnamen zurück, auf die Kinder und Enkel, die er hatte
aufwachsen sehen und denen er die Werte eines Mannes vermittelt hatte, der
den Krieg in Europa mit seinen Luftalarmen und Gefangenenlagern erlebt und
gesehen hatte, wie sich das Land in einen Ort des Austauschs und der
Bewegung von Menschen und Wissen verwandelte.
Sein langes Leben auf diesem geliebten Planeten endete auf seine Weise,
ohne große Anzeichen außer dem fortgeschrittenen Alter, diskret und
unauffällig. In seinen letzten Monaten wurde er liebevoll von seiner Frau
Lali und seiner Frau Maia betreut, denen wir unendlich dankbar sind.
Wir möchten an unseren Großvater und Vater mit einer kurzen Erinnerung
ihrer Schwester, Tante Annelene, erinnern:
1943 heulten in Deutschland, in Celle, oft die Luftschutzsirenen, und wir
mussten in die Schutzräume gehen. Eines Nachts war Karl nicht da, er war
spurlos verschwunden. Wir fanden ihn schließlich auf dem Dach, wo er die
Sterne betrachtete und versuchte, ihr Geheimnis zu ergründen.“
 

Così i nipoti ricordano Karl

 Così i nipoti ricordano Karl

Letto da Erich 28/03/2026 nella chiesa di Loreto

Il nonno Karl non era certamente una figura ingombrante. Aveva trovato il suo posto nel mondo, un luogo fatto di curiosità verso questo strano posto che abitiamo che chiamiamo pianeta Terra. O almeno, così appariva a noi nipoti, seduto al suo tavolo, davanti ai suoi libri di geologia, a qualche rivista scientifica: Più spesso, negli ultimi anni, lo trovavamo davanti alla tv, rigorosamente in tedesco, intento a guardare documentari o servizi pieni di paesaggi a lui familiari come le grandi pianure del Nord della sua infanzia e giovinezza.

Nel ricordarlo, tornano alla mente le scene dei molti Natali in cui, entrando nella casa in Via Feltre, sentivamo i canti di stagione che gli ricordavano la sua infanzia, o le melodie dei compositori classici che tanto amava.


Karl era un uomo gentile e garbato, di grande intelligenza, profondità e amore per lo studio e la conoscenza, che lo hanno accompagnato fino all’ultimo giorno dei suoi 98 anni. La sua curiosità lo aveva reso un uomo rispettoso verso il prossimo, aperto al mondo e alle sue novità. Impossibile dimenticare la luce negli occhi ogni volta che gli parlavo del mio nuovo interesse accademico all’università, come è impossibile non sentire una piccola fitta al cuore nel ricordare le tante volte in cui, tornando a trovarlo dopo qualche settimana dopo una di queste chiacchierate, si presentava con un libro recuperato dalla sua biblioteca inerente alle materie di cui avevamo parlato, che fosse di teologia protestante o sulla morfologia di Venezia. Fino agli ultimi mesi di vita, non aveva smesso di osservare il mondo che cambiava attorno a lui, parlandoci dell’ultimo servizio visto sull’intelligenza artificiale o dell’ultimo social media di punta, lui che era nato all’epoca delle primissime diffusioni radio, quando l’idea della televisione era più simile ad un sogno fantascientifico che alla realtà.


Karl Era nato a Stettino, una città portuale sul Mar Baltico, tedesca fino al secondo dopoguerra e ora polacca. La famiglia si era trasferita prima dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale nella Germania occidentale, dove Karl aveva passato la giovinezza e gli anni dell’università. a Karl piaceva studiare, e anche grazie alla sua passione per lo studio è nata la nostra famiglia: il suo primo lavoro da geologo lo aveva portato fino in Italia, dove aveva conosciuto Marialuisa, la nostra nonna. Da lì, la loro vita assieme li avrebbe portati al matrimonio, ad alcuni anni vissuti in Germania, alla nascita di 2 figli e poi alla decisione di trasferirsi a Belluno, dove nacque il terzo figlio. Qui, Marialuisa avrebbe insegnato tedesco per i successivi vent’anni, mentre Karl, con la sua conoscenza dell’inglese e del tedesco, avrebbe trovato lavoro nell’Italia del boom degli anni 70 con un posto alla Comedil. Questo suo secondo trentennio, come amava dire, lo avrebbe portato a viaggiare moltissimo per lavoro: I suoi clienti erano in Medio Oriente ma anche dei paesi del Nord Europa, dove la sua affidabilità, precisione e concretezza veniva particolarmente apprezzata.


Dopo il passaggio lavorativo alla Ceramica Dolomite, Karl passò serenamente gli anni della pensione tra l’Italia, con Marialuisa e i nipoti, e i periodici viaggi in Germania dalle sorelle.


Guardava con grande soddisfazione a questa grande famiglia italiana che portava un cognome tedesco, ai figli e ai nipoti che aveva visto crescere e diventare adulti, a cui aveva trasmesso i valori forti di un uomo che aveva visto passare la guerra in Europa, con gli allarmi antiaerei e i campi di prigionia, e l’aveva vista trasformarsi in un luogo di scambio e di movimento di persone e conoscenze.


La sua lunghissima vita su questo suo amato pianeta roccioso si è conclusa nel suo stile, senza grandi avvisaglie se non quelle dell’età che avanza, in modo discreto, senza farsi troppo vedere. In questi ultimi mesi era stato assistito con affetto dalle signore Lali e Maia, che ringraziamo infinitamente.


Ci piacerebbe ricordare nostro nonno e padre con un breve ricordo raccontato dalla sorella, la zia Annelene:

Suonavano spesso nel 1943 gli allarmi antiaerei in Germania, a Celle, e dovevamo scendere nei rifugi per metterci al sicuro. Una notte, Karl non c’era, non si trovava. L’abbiamo trovato lì, sul tetto, a contemplare le stelle e a cercare di capirne il mistero. “


domenica 2 novembre 2025

Così i nipoti ricordano Marialuisa

Così i nipoti ricordano Marialuisa 

Letto da Erich 8/09/2025 nella chiesa di Loreto 


Da sempre, la cucina della casa dei nonni in Via Feltre è stato per noi il nodo della famiglia,

il punto di incontro privilegiato. Era lì che, tornando prima da scuola, poi dal treno da cui

eravamo scesi in stazione o prima del corso del pomeriggio o delle uscite con gli amici,

capitava di incontrarsi tra zii e zie, cugini grandi e piccoli che tra una fase di vita e l'altra

sarebbe stato altrimenti più facile perdere di vista.

Si era creata una dinamica molto dolce e familiare attorno a quella cucina che, come diceva

il cartello attaccato su uno dei suoi muri, era "aperta 24 ore su 24, 7 giorni a settimana, con

servizio al costo di un abbraccio". 

Era così familiare l'arrivare e trovare una cugina o un cugino ascoltare e riascoltare le tante

storie della nonna riguardanti la sua infanzia tra il Cadore, Pesaro e Padova, l'adolescenza e

l'università tra Padova, Milano e Bologna, il suo anno a Kiel con la coinquilina Jaqueline e

la tesi su Fontane, l'inizio della storia con il nonno, dal primo ballo in veste di traduttrice

all'incontro dopo l'esposizione dei cani degli zii a Stoccarda, l'infanzia degli zii e nostri

genitori.Per anni, le storie della nonna sentite un'immensità di volte ci hanno dato da

riflettere.

Pensare a lei che decideva di passare un semestre di università all'estero, da donna negli anni

'50, ci lascia ancora increduli. 

Pensare a lei che viaggia per mezza Europa in autostop con le sue amiche, lavorando tra campi

in Germania, con quella leggerezza mista ad affidabilità che ancora dopo tanti anni trasmetteva

ci sembra ancora assurdo, ma allo stesso tempo così naturale.

Forse negli anni aveva perso un po' di quell'intraprendenza giovanile, ma sicuramente non la

leggerezza d'animo che le aveva permesso di prendere e partire, di lasciarsi andare e vivere le

cose con la speranza e il sorriso.

Se c'è una cosa che porteremo sempre nel cuore della nonna Isa è proprio questo, la leggerezza

con cui si muoveva nel mondo.

Per noi più grandi, quella capacità di accettare e ridimensionare alcune cose che sembravano

così grandi e complesse ai nostri occhi è stata tante volte un appiglio, un rifugio che ci

accoglieva entrando in quella cucina.

In tutti i nostri momenti di crisi, di dubbio e di incertezza sulla scuola, sul lavoro o sulle

disavventure nelle amicizie e nelle prime relazioni non abbiamo mai ricevuto dalla nonna una

parola di critica, di giudizio o anche solo di opinione non richiesta su cosa avremmo dovuto o

potuto fare. La nonna con noi nipoti aveva capito che quello che poteva fare al meglio era una

cosa: accoglierci per quello che eravamo. 

Bastava una candela accesa e una preghierina per noi, e per il resto c'era già chi nelle nostre

vite ci assisteva nelle scelte, ci guidava in modo più aperto o più critico e ci faceva notare

quello che avremmo potuto migliorare.

Lei era lì a farci capire con il suo modo leggero che era tutto possibile, tutto una buona scelta,

e che ci supportava e voleva bene a prescindere da cosa facevamo e cosa sceglievamo.

E che, in fondo, le cose importanti avvengono senza forzarle e anche la peggiore delle tempeste

sarebbe presto passata.

E quindi nella sua cucina c'era sempre un biscotto, una fetta di torta alle noci e una tazza di tè

ad aspettarci, accompagnata da delle orecchie attente e delle storie di un passato di

spensieratezza, racconti di una strada che in un modo o nell'altro la aveva portata dove era

allora, in compagnia dei suoi nipotini.

E nel suo offrirci un rifugio, mostrava con tutta la sua sincerità che quell'esserci per noi era

la sua gioia più grande.

Non abbiamo conosciuto molte persone così tenere e attente all'altro come la nonna Isa. 

Siamo stati tanto fortunati a poterla vedere e accompagnare nella sua ultima fase della vita,

nella vecchiaia che ha dedicato alla cura per tutti questi piccoli umani che le giravano attorno.

Da Silvia a Christian, nell'arco di più di vent'anni lei ci ha dato tutte le attenzioni che potessimo

desiderare, un po' da nonna e un po' giocando con noi, tornando la bambina che era nel profondo

del suo cuore. Non potremo mai esserle abbastanza grate e grati per tutto l'amore che ci ha

dedicato. Grazie nonna, e buon viaggio! 


giovedì 16 ottobre 2025

So erinnern sich ihre Enkel an Marialuisa

 Gelesen von Erich am 8. September 2025 in der Loretokirche 


Die Küche im Haus unserer Großeltern in der Via Feltre war schon immer der Mittelpunkt unserer Familie, unser liebster Treffpunkt. Hier trafen wir uns oft mit Onkeln und Tanten, Cousins und Cousinen, die sonst zwischen den Lebensabschnitten leichter den Kontakt verloren hätten. Eine herzliche, familiäre Atmosphäre hatte sich um diese Küche entwickelt, die, wie das Schild an einer ihrer Wände verkündete, “24 Stunden am Tag, 7 Tage die Woche geöffnet war und Bedienung zum Preis einer Umarmung bot". 

Es war so vertraut, anzukommen und eine Cousine zu besuchen, immer wieder den vielen Geschichten meiner Großmutter zu lauschen - von ihrer Kindheit in Cadore, Pesaro und Padua, ihrer Jugend und ihren Studienjahren in Padua, Mailand und Bologna, ihrem Jahr in Kiel mit ihrer Mitbewohnerin Jaqueline und ihrer Abschlussarbeit über Fontane, dem Beginn ihrer Beziehung zu meinem Großvater, vor: ihrem ersten Tanz als Übersetzerin bis zum Treffen nach der Hundeausstellung des Onkels in Stuttgart, der Kindheit meiner Onkel und unserer Eltern. Jahrelang gaben uns die Geschichten meiner Großmutter, die wir so oft gehört hatten, Stoff zum Nachdenken. Der Gedanke, dass sie sich in den 1950er Jahren als Frau für ein Auslandssemester entschied, lässt uns noch immer ungläubig zurück. 

Der Gedanke, wie sie mit ihren Freunden per Anhalter durch Europa reiste, auf den Jugendsalbeitgenossenchaft in Deutschland arbeitete, mit dieser Unbeschwertheit und Verlässlichkeit, die sie auch nach so vielen Jahren noch ausstrahlte, erscheint immer noch absurd und doch so selbstverständlich. Vielleicht hatte sie im Laufe der Jahre etwas von ihrem jugendlichen Einfallsreichtum verloren, aber ganz sicher nicht die Unbeschwertheit, die es ihr ermöglicht hatte, aufzustehen und loszugehen, loszulassen und Dinge mit Hoffnung und einem Lächeln zu erleben. Wenn es etwas gibt, das wir von Oma Isa immer im Herzen tragen werden, dann ist es genau das: die Leichtigkeit, mit der sie durch die Welt ging. 

Für uns Ältere war diese Fähigkeit, bestimmte Dinge, die uns so groß und komplex erschienen, zu akzeptieren und zu relativieren, oft eine Stütze, ein Zufluchtsort, der uns willkommen hieß, wenn wir diese Küche betraten. In all unseren Momenten der Krise, des Zweifels und der Unsicherheit in Bezug auf Schule, Arbeit oder die Missgeschicke in Freundschaften und frühen Beziehungen erhielten wir von Oma nie ein Wort der Kritik, des Urteils oder auch nur eine unaufgeforderte Meinung darüber, was wir hätten tun sollen oder können. Oma verstand, dass das Beste, was sie für uns Enkel tun konnte, war, uns so zu akzeptieren, wie wir waren. 

Es genügte eine brennende Kerze und ein kleines Gebet, und für den Rest gab es bereits jemanden in unserem Leben, der uns bei Entscheidungen half, uns offener oder kritischer anleitete und uns aufzeigte, was wir verbessern konnten. Sie war da, um uns auf ihre unbeschwerte Art zu verstehen zu geben, dass alles möglich war, alles eine gute Entscheidung war und dass sie uns unterstützte und liebte, egal was wir taten oder wählten. Und dass wichtige Dinge schließlich auch ohne Zwang geschehen und selbst der schlimmste Sturm bald vorüberziehen würde. Und so warteten in ihrer Küche immer ein Keks, ein Stück Walnusskuchen und eine Tasse Tee auf uns, begleitet von aufmerksamen Ohren und Geschichten aus einer unbeschwerten Vergangenheit, von einem Weg, der sie auf die eine oder andere Weise dorthin geführt hatte, wo sie heute ist, in der Gesellschaft ihrer Enkelkinder. Und indem sie uns Zuflucht bot, zeigte sie mit all ihrer Aufrichtigkeit, dass es ihre größte Freude war, für uns da zu sein. Wir haben nicht viele Menschen getroffen, die so zärtlich und aufmerksam zu anderen waren wie Oma Isa. Wir hatten das große Glück, sie in ihren letzten Lebensabschnitten 

zu sehen und zu begleiten, in ihrem hohen Alter, das sie ganz der Fürsorge für all die kleinen Menschen um sie herum widmete. Von Silvia bis Christian schenkte sie uns über mehr als zwanzig Jahre hinweg all die Aufmerksamkeit, die wir uns wünschen konnten, teils als Großmutter, teils beim Spielen mit uns, und wurde so wieder zu dem kleinen Mädchen, das sie tief in ihrem Herzen war. Wir können nie genug für all die Liebe sein, die sie uns geschenkt hat. Danke, Oma, und gute Reise!


martedì 15 ottobre 2024

Servi della vita

Nella prima audizione delle commissioni del Senato sul fine vita, hanno ben parlato le rappresentanti dell'Associazione Luca Coscioni, concrete, logiche, competenti in termini medici e giuridici e autenticamente umane, in mezzo agli sproloqui dei cattolici.

Particolarmente impressionante è stato l'incipit del rappresentante dell'Associazione Medici Cattolici Italiani: "Nessuno è padrone della propria vita, ma siamo tutti servitori della Vita".

Potrei concordare e completare: la vita individuale non esiste è solo un tassello di un insieme vivente che comprende l'intero pianeta. 

Ma questo deve avere come conseguenza che il singolo vivente non ha più nessun diritto su di sé?

E cos'è questa Vita astratta che domina coloro che attraversa?   

La Vita a cosa punta? Con buona pace di Charles Dawkins - che afferma non esista una volontà di sopravvivenza delle specie, ma solo degli individui, anzi dei singoli geni che li determinano seppur in collaborazione con altri geni - dobbiamo arguire che ciò che conta è la trasmissione della vita attraverso gli individui pedoni di un gioco più grande di loro.

Ma ciò ha delle conseguenze: 

- gli individui che hanno assolto o non sono abili alla riproduzione o non favoriscono la riproduzione di altri non servono più e sono eliminabili;

- se non riprodursi è la colpa più grossa dell'individuo torna in auge il biblico maledetto colui che disperde il proprio seme, che deve obbligatoriamente essere offerto al compito riproduttivo e ancor più stringente è l'obbligo di salvaguardare i più rari e dunque più preziosi ovuli e dunque vi è un obbligo per ogni donna di ottenere la fecondazione di ogni ovulo che giunga a maturazione;

- se la vita è il bene supremo non possiamo accettare la perdita di nessuna vita nemmeno quella degli animali e dobbiamo essere tutti vegani e accettare ratti, insetti e ogni parassita, non possiamo uccidere le piante e dobbiamo divenire tutti fruttariani (anche se è un regime alimentare non sostenibile)  e dovremmo evitare di uccidere anche i micro organismi che neppure vediamo.

Assurdo? sì certo come è assurdo dire che la vita di un uomo non è sua, ma appartiene ad un dio che nessuno è in grado neppure di dimostrare che esista, ma, strano caso, chi propone questa visione ne è il portavoce che mentre detta le regole divine può arricchirsi e godere del potere supremo sulle persone: il controllo della loro coscienza! 



sabato 12 ottobre 2024

Quale diritto?

 C'é un grande stracciarsi le vesti perché Israele non rispetta la risoluzione ONU 1701 del 2006.

Ma quella risoluzione prevedeva che a Sud del Litani vi fosse una zona demilitarizzata, sotto il controllo del governo libanese .

Invece per decenni gli Hezbollah hanno continuato non solo a controllare il territorio, ma ad accumulare armi. Perché nessuno si é scandalizzato di ciò o ha dato la possibilità all’UNIFIL di fare ciò che doveva fare - salvaguardare la pace - e non ha mai fatto? 

Da oltre un anno poi, cioè dall’8 ottobre 2023 (prima che Israele reagisse al pogrom di Hamas!), dalla supposta area cuscinetto del sud del Libano, sono partiti decine di missili al giorno verso Israele, costringendo all’evacuazione 70000 persone lungo il confine libanese e tenendo sotto assedio - con continue corse ai rifugi -  per le inevitabili falle del sistema di difesa antimissilistico metà della popolazione nazionale (l’altra metà é minacciata da Gaza dai terroristi di Hamas).

Quindi, a parte che il diritto internazionale deve essere rispettato da tutti e non un alibi per bloccare solo i sionisti, se qualcuno infrangendo impunemente il diritto internazionale mette a rischio il diritto alla vita delle persone, anche se ebree, non deve forse prevalere quest’ultimo diritto?


lunedì 7 ottobre 2024

Il vero antifascismo

Non basta condannare i nazifascisti bisogna anche difendere gli ebrei.

Ebrei perseguitati da ben prima che nascesse il nazismo e oggi perseguitati anche da chi si proclama antifascista, ma finisce per non esserlo.

Chiamare genocidio il dramma di Gaza e ora del Libano é palesemente falso (gli israeliani avvisano la popolazione prima di bombardare, Hamas usa i civili come scudi umani, è funzionale alla strategia di Hamas avere molte vittime civile è un disastro per Israele), ma ancora più grave é dire che gli ebrei stanno facendo ai palestinesi (o ai libanesi) ciò che i nazisti hanno fatto loro. Chi lo dice é, magari inconsciamente, un antisemita. Infatti, questa affermazione, oltre ad avvallare le menzogne sull'operato dell'esercito israeliano, da un lato sminuisce la Shoà dall'altro ne dà una giustificazione a posteriori: gli ebrei si sono meritati la persecuzione nazista e quella di oggi di Hamas e tutte le altre perché sono intrinsecamente malvagi. Così si avvalla il peggiore dei crimini dei nazifascisti, se ne condivide l'ideologia razzista e settaria si diventa di fatto fascisti!


giovedì 3 ottobre 2024

Il nemico dei palestinesi

Nella sua come sempre splendida corrispondenza per Radio Radicale di oggi giovedì 3/10/2024 Fiamma Nierestein ha raccontato un aneddoto veramente paradigmatico. Nell'attacco iraniano in risposta al raid israeliano su Beirut l'unica vittima nota ad oggi è un civile ucciso da un missile iraniano caduto su Gerico. Si tratta di un palestinese fuggito dalla striscia di Gaza. Che sorpresa! Che ironia! Quindi scopriamo che per gli stessi palestinesi Israele è un rifugio accogliente, che i veri nemici dei palestinesi sono l'Iran e i suoi alleati in primis Hamas. 

Bisogna infatti riconoscere che Hamas ha scientemente e apertamente cercato di provocare una strage tra gli abitanti di Gaza per provocare la reazione del mondo arabo contro Israele e per far fallire dli accordi di Abramo. Gli scudi umani nelle scuole e negli ospedali, il blocco dei profughi perché non si allontanassero dalle zone di guerra sono la causa dell'elevato numero di vittime che gli israeliano non hanno per nulla cercato anzi hanno provato in tutti i modi di evitare. Ricordiamo anche che nelle operazioni militari a Gaza sono morti quasi 1000 militari israeliani un certo nervosismo tra i soldati israeliani è comprensibile.

Per capire chi sono i buoni e chi i cattivi ricordiamo anche il beduino israeliano liberato dall'esercito israeliano a Gaza, salvo perché in quanto musulmano i miliziani di Hamas non l'hanno ucciso preventivamente come i suoi compagni di prigionia ebraici e ricordiamo ancora i 12 bambini drusi (non ebrei né islamici, ma drusi) uccisi dagli Hezbollah nel Golan israeliano provocando la risposta militare israeliana.

Ma soprattutto dobbiamo sempre ricordare che il 7 ottobre 2024 vi è stato un pogrom anti ebraico con oltre 1200 morti tra cui donne e bambini e anziani, 250 ostaggi di cui molti già assassinati, stupri di massa. Il pogrom di Hamas si inserisce in pieno in un piano di genocidio. La reazione israeliana per quanto tragicamente  pesante per la popolazione palestinese non ha nulla a che vedere con un genocidio.

Migliaia di razzi sono stati lanciati contro Israele dal 7 ottobre da Gaza e dal Libano e solo la bontà del sistema anti missilistico ebraico ha salvato il paese.

Quale paese democratico che subisse attacchi di tale portata, con intere città evacuate da mesi non risponderebbe militarmente e non cercherebbe di bloccare i suoi nemici?

Perché chi ha cuore i diritti della comunità LGBTQ+ non si indigna per le vittime di Hamas uccise e rapiti in un rave party libero e non condanna la politica gender di Hamas che semplicemente assassina tutti i devianti rispetto alla più completa eterosessualità? 

martedì 17 settembre 2024

Per un chiodo

Mancava un chiodo e il ferro andò perduto,

mancava un ferro e il cavallo andò perduto,

mancava un cavallo e il cavaliere andò perduto,

mancava un cavaliere e la squadriglia andò perduta,

mancava una squadriglia e il plotone andò perduto, 

mancava un plotone e il reggimento andò perduto,

mancava un reggimento e l’esercito andò perduto,

mancava un esercito e la nazione andò perduta,

mancava una nazione e l’umanità andò perduta,

mancava l’umanità e il pianeta Terra fu salvo.

Giunsero gli alieni e il sistema solare fu perduto

e a galleggiare nello spazio restò un chiodo.

mercoledì 11 settembre 2024

Il monopolio della narrazione e quello della mistificazione

Franceso Ognibene su Avvenire scrive oggi un articolo dal titolo "Il monopolio della narrazione sposta la bilancia delle coscienze".

In cui racconta dell'imprevista dedica di Sinner alla zia morente, del film di Almodòvar e della sua posizione pro-eutanasica, lamentandosi che questa posizione verrà riportata da tutti i media senza contenzioso e conclude che così:

"I diritti della maggioranza silenziata soccombono al martellamento mediatico del "diritto di morire'', che pone sullo stesso piano il valore delle due scelte (vivere o morire) e chiede a chi si oppone di tacere per non interferire con un "diritto in più': Ma non è certo questo che una società aperta e plurale può augurarsi."

Ma questa è la solita mistificazione di stampo clericale!

Nessuno tra i sostenitori del suicidio assistito o dell'eutanasia ha mai proposto di non consentire a chi vuole curarsi fino all'ultimo, sobbarcandosi di tutte le sofferenze connesse, di farlo.

Questa è la differenza: chi è favore della libertà di scelta rispetta la scelta diversa dalla sua.

Per i "cattolici" e per tutti gli altri oppositori della libera scelta invece la loro scelta, o meglio la scelta che loro affermano di volere fare, deve essere imposta a tutti anche a chi non vuole soffrire, ma direi meglio anche a chi non ce la fa proprio più a soffrire ancora.

Loro affermano di conoscere la strada per il paradiso, ma costringono all'inferno in terra anche chi all'al di là non ci crede o anche a chi non crede che per arrivare al paradiso bisogna seguire le loro indicazioni.

In una società aperta e plurale gli individui scelgono come vivere e come morire e non soggiacciono ai diktat del Vaticano, della CEI o di chiunque altro.

PS: questi "cattolici" possono ancora definirsi cristiani, giacché il Gesù a cui dicono di ispirarsi non era tenero contro i clerici, ma veniva incontro alle persone sofferenti.


 

venerdì 29 marzo 2024

FOOD FOR PROFIT

 Dopo aver visto e apprezzato il documentario di Giulia Innocenzi “Food for profit” al cinema Italia di Belluno e sentito i commenti della giornalista presente in sala, ci sono alcune considerazioni che sento di dover fare.

Le norme per il benessere degli animali esistono in Europa (e il film le cita più volte mostrando come siano inapplicate). Nemmeno i lavoratori nel settore carne vengono tutelati, ma sappiamo bene come la mancanza di controlli è un problema enorme, basta pensare agli incidenti sul lavoro. Anche nel campo degli allevamenti animali e del loro benessere le strade da perseguire sono 2: più controlli e più formazione per arrivare ad una coscienza, in questo caso eco-animalista, che renda i controlli utili come consulenza e non come repressione.

Cruciale è la definizione di allevamento intensivo. Dovremmo arrivare ad avere per ogni specie animale dei parametri precisi che definiscano un allevamento intensivo, che dovrà riconvertirsi o chiudere in tempi anche brevi, un allevamento semi-intensivo  che dovrà riconvertirsi con tempi idonei e uno non intensivo che dovrà necessariamente diventare o essere  biologico ed etico.

Le aziende biologiche, anche nel settore vegetale,  dovrebbero essere esentate dal pagamento dei controlli che dovrebbero essere invece finanziati dalle aziende non biologiche, tassate perché inquinano, pagando così le esternalità negative, mentre le aziende biologiche dovrebbero essere remunerate per compensare le esternalità positive prodotte..

Fatico a immaginare come possano esserci grandi aziende biologiche,  solo le  piccole aziende, labour-intensive e inserite in contesti con una integrità naturale  sono veramente in grado di tutelare il territorio e la salute dei consumatori.

Se anche qualcuno puntasse al veganesimo come soluzione finale, cosa di cui si può e si deve discutere, come non considerare che già un’azienda avicola biologica che oggi deve garantire spazio all’aperto verde alle sue galline migliora di molto la loro qualità di vita? Quindi la de-intensivizzazione e la biologizzazione dell’agricoltura sono obiettivi immediati.

Ma il progressivo aumento della quota biologica della produzione agricola  è anche un obiettivo di Bruxelles, purtroppo non ancora di Roma o di Venezia.

Al contempo la revisione dei consumi alimentari, riducendo quelli di carne che danneggiano non solo l’ambiente, ma anche la salute dei consumatori deve procedere e gli enti pubblici dovrebbero essere molto chiari nel dare indicazioni in tal senso e non avvallare gli interessi della filiera della carne. E anche le filiere alternative alghe, meduse, insetti vanno incentivate. La carne coltivata è un’altra possibilità estremamente interessante che è del tutto miope e inutile voler bloccare.

Infine il problema della sovrappopolazione: si risolve da solo se distribuiamo meglio la ricchezza nel mondo giacché sono i poveri ad essere prolifici, mentre per chi è troppo ricco il problema diventa la denatalità.


giovedì 28 marzo 2024

Il prelievo (Kafka lo stakanovista)

Kafka era un dilettante - dice Matteo per introdurre il racconto della disavventura che lo ha portato qui nel Castello. 

Anche lui è in largo anticipo, ha il numero 107, noi il 65 e abbiamo appena ultimato le pratiche dell’accettazione, dopo aver aspettato una quarantina di numeri.

Quando entri nella sala d’aspetto del centro prelievo, scansioni il QR code del foglio "Prenotazione CodaWeb", che hai comodamente ottenuto on line dal PC di casa e ritiri la stampa del numero, che verrà chiamato negli schermi prima per l’accettazione e poi per l’ingresso nei laboratori. Le meraviglie della tecnica finiscono qui. La mezz'ora di anticipo con cui siamo arrivati si deve al fortuito caso di avere trovato quasi subito un posto libero nel parcheggio, abilità visiva e fortuna. Il resto del parcheggio è gremito, come al solito, ma grazie a questo exploit abbiamo guadagnato 10 minuti sulla tabella di marcia.

Non posso fare a meno di ridere, pur se sarebbe più consono piangere, ma anche Matteo sorride mentre racconta, con la sua compostezza british, dell’incidente che gli ha procurato la frattura del polso. Colpa dell’altro sciatore che gli è venuto addosso, dice, e bisognerebbe sentire la versione dell’altro per esserne sicuri, ma a Matteo io credo e comunque è sempre colpa dell’altro.

Operato, con inserimento di chiodi che si intravedono sotto pelle. Due settimane fa il ricovero in day hospital per la rimozione dei ferri. Alle  8 del mattino vestito il camice si sdraia sul lettino a digiuno e vede poi i suoi compagni di degenza mangiare prima il pranzo  e poi la cena. E infine alle 8 di sera arriva la cena anche per lui. 

oggi non ce la facciamo ad operarla, resta qui stanotte e la operiamo domani - gli dicono.

Ma il giorno seguente l’operazione viene riprogrammata per oggi.

Fifty fifty che mi operano oggi - ridacchia, ma dentro c’è un grosso sospiro.

Chiacchiere varie e poi arriva il nostro numero: laboratorio 8. Mio figlio, minorenne prende il suo contenitore dell’urina, e io, adulto accompagnatore, la carte consegnateci dallo sportello 2 di accettazione.

Ci sediamo, l’infermiera ritira il contenitore dell’urina, guarda le carte e poi se ne va.

Nello stesso ambulatorio sul letto di fianco una ragazza aspetta con un ago in vena.

L’infermiera che glielo ha infilato è uscita anche lei dopo aver brontolato con la collega segretaria che pretendeva di parlarle proprio mentre infilava l’ago

Non guardo l’orologio, ho imparato a non guardarlo quando sono in attesa, perché guardarlo fa rallentare il tempo. 

Alla fine la nostra infermiera torna e ci informa che l’impegnativa contiene un errore e deve essere sistemata nel frattempo ci invita ad aspettare nelle sedie fuori, dove normalmente staziona chi ha già eseguito il prelievo per i 3 minuti canonici prima della libertà

Noi ci sediamo. In un attimo le sedie sono tutte occupate e c’è pure gente in piedi.

Si sente urlare: una poltrona!

Un’infermiera corre - chi ha detto una poltrona?

Azzardo ad indicare un ambulatorio. di fronte a noi, da lì l’infermiera passa in un altro, poi corre a prendere una poltrona a rotelle con cui porta via una ragazza, colore muro appena incalcinato, che viene parcheggiata nel corridoio dietro l’angolo.

Il via vai è continuo e pare in qualche modo incongruo, gente che parla, che ride, che va su e giù. Penso ai balcani o al nord africa, lì gli ospedali me li immagino così

C’è troppa gente qui - chi ha già fatto il prelievo resti gli altri per favore aspettino fuori - ordina perentoria un’infermiere sbucata dallo stesso angolo. Sembra sensato. Ci alziamo ma fatti due passi veniamo bloccati dalla nostra infermiera - dovete andate voi?

Ci hanno detto che non possiamo stare qui che dobbiamo aspettare fuori - ribatto prontamente per evitare di subire conseguenze fisiche per l’insubordinazione.

Chi lo ha detto? risedetevi subito, voi dovete fare quello che vi dico io 

L’infermiera rabbiosa va a rampognare la collega, ma sono troppo sollevato per il nostro scampato pericolo per seguire il battibecco.

I numeri passano sui monitor appesi in alto, una quarantina, dunque deve essere passata un’altra mezz’ora circa.

Quando ci richiamano nell’ambulatorio l’infermiera fa sedere il figlio e dà due fogli al padre. Che carte sono? - penso. Le guardo: “ritiro referti” e “pagamento”. Ma le avevo già!

Ma queste sono aggiuntive o sostituiscono le precedenti? - chiedo.

Mi dia quelle di prima che le butto.

Poi l’infermiera torna dolce e gentile, come quando ci aveva accolta la prima volta.

Noto però che la sostituzione ci è costata un rincaro del ticket da 27,5 a 37,5 euro, se l’inflazione corre così il tasso ufficiale di sconto non diminuirà mai.

Hai notato papà che nell'ambulatorio c’era un crocifisso attaccato al muro con lo scotch?

Uscendo controllo: nastro bianco, un altro dettaglio, un altro simbolo  nel quadro di disfacimento organizzativo del nostro sistema sanitario.

La cassa è efficientissima e veloce, peccato queste siano le briciole. 

Nel sottopasso per il parcheggio da una porta aperta del retro dell’ambulatorio analisi intravediamo un medico che parla con due uomini in tuta blu da lavoro

ma avete tranciato qualche cavo? non si ode la risposta forse hanno sgranato gli occhi increduli o si sono limitati a fulminarlo con lo sguardo.

No è una battuta - si affretta a stemperare il sanitario - è che siamo isolati dalla rete.

A posto: povero Franz, se deve riallineare il suo Castello per avvicinarsi a questo delirio ne ha da scrivere! Lavora lavora compagno Franz Stakanov Kafka!

Il cielo è ancora grigio e piove sempre, da 3 giorni ormai, ma se la Pasqua religiosa è vicina quella del bel tempo appare lontana. 

Che abbiano una qualche ragione quelli di 3Bmeteo che hanno relegato Belluno all’ultimo posto della classifica dei capoluoghi di provincia italiani con il clima migliore?

Il parcheggio è un caos con macchine che girano contromano e altre parcheggiate in doppia fila in attesa che si liberi un posto.

Martin resta colpito, con il suo istinto da regista, da alcuni bambini che corrono tra le macchine sotto la pioggia. Atmosfera sovietica - osserva.

Io penso sempre al Castello.


domenica 21 gennaio 2024

Un'occasione persa

 La mancata approvazione della proposta di legge di iniziativa popolare targata Associazione Luca Coscioni da parte del Consiglio Regionale Veneto è un'occasione persa di rendere, almeno i cittadini Veneti, cittadini con un rapporto chiaro e corretto con l'istituzione pubblica, dove a fronte di un diritto si sa quali sono le regole con cui vengono valutate l'ammissibilità al diritto richiesto e i tempi dell'iter sono certi.

Il diritto di per sé resta immutato, sancito dalla Corte Costituzionale, come ben sa anche chi dà fiato alle trombe della sedicente "cultura della vita", che sfoga solo il proprio malumore di fronte questo innegabile fatto e affida ai propri deliranti proclami citando a sproposito pratiche naziste con evidentissima malafede l'intento di creare disinformazione e immotivata paura tra i cittadini. Il potere non sopravvive senza la paura!. 

domenica 3 dicembre 2023

Non torniamo mai nello stesso posto

Parlando con i miei studenti di Emanuele Severino, le intelligenti domande di uno di essi mi hanno permesso di fissare meglio con loro un punto che credo interessante anche come integrazione chiarificatrice  di quanto scrivevo in questo blog in un post pubblicato in data 3 febbraio 2019 (http://debolisegnali.blogspot.com/2019/02/la-vertigine-ontologica.html). Anche allora lo scritto faceva seguito ad alcune riflessioni che prendevano spunto da una mia discussione sulle teorie di Severino avuta, quella volta, con un collega insegnante, un filosofo professionista.

Quello che appare dell'essere è sempre un nuovo punto dello spazio-tempo, non torna mai lo stesso tempo, ma nemmeno lo stesso spazio. Ciò che appare segue una direttrice per cui i tempi sono conseguenti e gli spazi sono simili (a volte apparentemente - ma solo apparentemente mai a livello quantistico - identici), ma i singoli punti dello spazio-tempo sono sempre nuovi e dunque diversi.

Che la traiettoria dell'apparire sia monodirezionale e non torni mai indietro nello stesso posto è in realtà un dato esperienziale imperfetto legato al nostro brevissimo orizzonte di osservazione umano, che si limita alla storia dell'umanità, all'infinito non possiamo escludere un ritorno e nemmeno un eterno ritorno! Per quanto se l'essere è, come dovrebbe logicamente, infinito non vi è nessuna necessità di ritorno.

L'Essere è da sempre e pertanto non ha un perché, non può averlo, perché, se ci fosse, lo precederebbe e dunque ci sarebbe un primo dell'essere, un non essere da cui deriverebbe l'essere. 

L'apparire è un dato di fatto come la materia per i materialisti e Dio per i credenti. 

Non v'è in tutto ciò traccia di immanenza, che resta legata alla monodirezionalità ipotetica, ma resta legata anche alla comprensibilità dell'apparire stesso che non salta su linee spazio temporali alternative, non illuminate dalle scelte / eventi apparsi in ciò che soggettivamente possiamo chiamare precedenza e permette così alla nostra coscienza di essere effettivamente un flusso e non un turbine di frammenti slegati tra di loro non riducibili ad alcuna interpretazione. 

Questa seconda evenienza  chiaramente impedirebbe una qualsiasi forma di intelligenza e forse addirittura di coscienza e dunque, perlomeno in una lettura antropocentrica, impedirebbe l'apparire stesso e questo riporta anche la monodirezionalità ad un dato di fatto necessario che non richiede ulteriore spiegazione.

Dunque nessuna risposta nemmeno da una teoria così perfetta, come quella di Severino, sull'origine. Pertanto la triste conclusione del ragionamento è che non vi è nessuna risposta a nessuna domanda, ma certo questo non è una novità nel campo del pensiero filosofico.

Resta la bellezza della teoria, del flusso di coscienza (l'apparire) che disvela l'essere eterno e immutabile, come una pellicola con infiniti fotogrammi che viene illuminata nello schermo, un fotogramma alla volta, ma resta completa prima e dopo. E nella mia interpretazione la pellicola non è un nastro monodirezionale, ma una matrice con infinite dimensioni e potenzialmente infiniti schermi che non potremo mai vedere se non con la nostra (finita) fantasia.

mercoledì 1 novembre 2023

Il trionfo dei Pro-Life

Approvato anche al Senato il decreto leggi sulla cosiddetta tassa di morte, che colpirà gli eredi di ogni persona che morirà su nostro territorio. Ne parliamo con il Senatore De Tarlo:

Dopo le nuove regole che avete stabilito per le commissioni di bioetica ormai nessuno accede più in Italia al suicidio assistito e da oggi anche la morte naturale diviene un reato. Soddisfatto Senatore?

Molto. Un nuovo passo verso la vita del nostro paese. Già Sigmund Freud parlava di Todestreben, tendenze di morte, e dopo anni di campagne contro la sacralità della vita queste tendenze si sono rafforzate. Da oggi gli italiani avranno un motivo in più per riflettere sull'assurdità di tali pulsioni, perché la conseguenza della loro dipartita avrà un peso sui propri eredi che saranno chiamati a pagare per il loro reato contro la vita, cioè l'aver ceduto alla morte.

I vostri avversari politici sostengono che ancora una volta saranno più colpiti i poveri e naturalmente gli anziani che spesso rientrano, tra l'altro, ormai rientrano nella prima categoria.

Il criterio della flat tax è ormai pienamente applicato su tutto il sistema di tassazione del nostro paese, di certo non avrebbe senso andare a modulare questa tassa, la morte è democratica ,è uguale per tutti e anche la tassa sulla dipartità lo sarà.

Non teme che gli Italiani si rifugeranno all'estero quando il rischio di  morte salirà oltre un certo limite?

Questo è un pericolo reale, per questo stiamo pensando di far diventare la morte un reato universale in modo da potere riscuotere la tassa anche all'estero.

Bene grazie senatore

Grazie a voi e buona vita a tutti.



lunedì 9 ottobre 2023

Tenerezza e ilarità

 Lo scorso 28 settembre mi sono imbattuto in Marco Rizzo che sul TG4 parlava di Intelligenza Artificiale e come strumenti per affrontare un problema così attuale proponeva di tornare a parlare di borghesia, classe operaia e proletariato. Mi ha fatto tenerezza, come un bambino piccolo che si attacca alle poche conoscenze che ha e tenta con quelle di capire il mondo. Ma il leader di Italia Sovrana e Popolare, non è un ingenuo e la sua pretesa di rispolverare le vecchie categorie dell'immaginario comunista deve essere considerato semplicemente ridicola e volta a ricatturare i vecchi nostalgici. 

Subito dopo Daniele Capezzone proponeva dei buoni studio da offrire agli studenti perché possano scegliere liberamente tra scuola pubblica e privata e non siano condannati a seguire insegnanti comunisti che fanno propaganda nella scuola di Stato. 

E qui Rizzo è passato dall'umorismo involontario a quello volontario facendo notare che evidentemente la propaganda la fanno male visti i risultati. Direi di più visti i risultati Capezzone dovrebbe auspicare che la propaganda continui ancora a lungo, anche se dove siano tutti questi insegnanti dediti alla propaganda marxista-leninista a me sfugge.

lunedì 4 settembre 2023

Alpha Terzo Elle 2

Alpha Terzo Elle 2 è la seconda luna del terzo pianeta del sistema di Alpha, dove si svolge una buona parte di "Follia per sette clan" (titolo originale Clans of the Alphane Moon) libro del 1964 di Philip K. Dick, uno dei grandi scrittori americani del secolo scorso.

Non avendo una conoscenza completa della mastodontica opera dell'autore di fantascienza forse non dovrei sbilanciarmi, ma ho trovato l'esposizione di uno dei grandi e onnipresenti temi di Dick, la malattia mentale, più chiara e pertinente che mai.

Cito un pezzo di dialogo tra il  protagonista Chuck Rittersdore e la moglie Mary:

"- sai pensavo di essere del tutto diversa dai miei pazienti loro erano malati e io no adesso - rimase in silenzio.

- non c'è poi tanta differenza. finì lui la frase per lei.

- tu non hai la stessa sensazione vero, di essere del tutto diverso da me? dopotutto dal test risulta che tu stai bene e io no.

- è solo una diversa gradazione - precisò lui e diceva sul serio, era stato spinto da impulsi suicidi, poi da impulsi ostili, aveva provato impulsi omicidi nei suoi confronti eppure i suoi risultati erano stati soddisfacenti, così come era apparso sui grafici dei test, secondo una procedura da tempo accreditata, Invece i risultati di Mary erano stati ben diversi. Era proprio una lieve sfumatura. Lei, lui e tutti gli altri abitanti di Alpha Terzo Elle 2 [tutti psicotici] (...) lottavano per raggiungere un equilibrio, una consapevolezza di sé, era una tendenza naturale negli esseri viventi."

E riassumo invece con parole mie il concetto che ben esprime la dottoressa Rittersdore e cioè che la terapia libera i malati di mente dalla prigionia della loro psicosi restituendo così loro la possibilità di una interazione sociale soddisfacente.

E questi credo siano proprio i due estremi all'interno del quale deve svilupparsi il discorso sulle malattie mentali: tutti siamo potenzialmente psicotici e soggetti a "dare i numeri" (vedi la canzone "Sally" di Vasco Rossi: "la vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia, sopra la follia"), per cui non è facile tracciare il confine tra normale e non, ma d'altro canto la malattia psichica può diventare un limite per la capacità di vita autonoma e di interazione sociale e a volte anche per la sicurezza propria e della società, limite che va affrontato obbligatoriamente e risolto almeno per le implicazioni più pesanti.

Poi nella pratica quando dobbiamo stabilire come il servizio sanitario, senza diventare coercitivo e invadente, possa sostenere i malati e le loro famiglie - e sottolineo questo aspetto: come si possono e si dovrebbero sostenere le famiglie per garantire la qualità di vita delle famiglie stesse e ancor più dei malati? - nella pratica, come si possa realizzare ciò, è una questione davvero difficile. Ma la prima risposta è quella delle risorse. Senza risorse finanziarie da un lato  e umane dall'altro, con la preparazione e la numerosità degli operatori (che si creano con le prime) la sfida diviene soverchiante.

Tornando al libro, vorrei aggiungere che è godibilissimo, oltre che per la trama avvincente e imprevedibile, anche per le caratterizzazione di esseri extra-terrestri,  - che Dick definisce qui come non T (Alphani e Ganimediani) - e dei poteri psi sia dei non T sia dei terrestri (sulla Terra e su Alpha Terzo Elle 2). 

Per cui consiglio fortemente a tutti la lettura di questo romanzo, certamente imperdibile per i cultori del genere fantascientifico.

domenica 27 agosto 2023

La qualità di una volta


 

Non ricordo esattamente quando comprai questo pallone da mini basket, ma siamo tra i 45 e i 50 anni fa. E l'ho usato davvero tanto, su ogni tipo di terreno (asfalto, cemento, ...). e ora lo usa ancora mio figlio.

Mi chiedo se i palloni di oggi abbiano la stessa durata!


martedì 1 agosto 2023

Horribile italianu

Durante "Stampa e regime" del 21 luglio scorso, la giornalista Roberta Jannuzzi leggendo su Repubblica l'intervista a Giuseppe Conte si è dovuta fermare a rileggere: "mi auguro che questo governo non disdetti l'accordo - non disdetti - con i cinesi".

Effettivamente anche a me sembra indigeribile quel "non disdetti". Non disdica, si dice non disdica!

Verbo disdire, participio passato disdetto da cui sostantivato la disdetta.

Non c'è bisogno di creare il verbo disdettare.

Come non c'è bisogno di creare il verbo "cernitare" per dire fare la cernita, ma si può dire semplicemente cernire.

Verbo cernire, participio passato cernito da cui sostantivato la cernita.

Cernitare era molto usato nei reparti dell'occhialeria in cui ho a lungo lavorato. Ma la maggior parte di quei lavoratori parlava l'italiano come seconda lingua avendo come prima lingua il veneto o varie lingue slave e non. 

L'ex presidente del consiglio, leader del M5S è un avvocato, che con la lingua italiana dovrebbe aver più dimestichezza.

Ma forse ha ragione lui, forse il Devoto-Oli o lo Zanichelli hanno già inserito questi orribili neologismi nella lingua ufficiale e magari fra un po' lo farà anche l'Accademia della Crusca.

Non resta che vendicarmi storpiando la lingua latina, come ho fatto nel titolo di questo post!

sabato 29 luglio 2023

Il solito stronzo

Suoneria del cellulare "ma proprio adesso! ah è lei"

- Papà, papà!!!

- Sì pronto, cosa c'é?

- Non trovo più la testa!

- Che cosa?

- La testa, la testa, sai cos'é la testa o devo spiegartelo? dov'è finita?

- Ma sarà al solito posto.

- Quale solito posto?

- Attaccata al collo, in mezzo alle spalle

- Quali spalle?

- Le tue spalle amore, riesci a toccarne una?

- Ho la mano impegnata con il cellulare!

- Usa l'altra mano.

- Ma papà, quante volte devo dirti che con la sinistra non riesco a fare niente!

- Ok, allora metti il cellulare in viva voce, fatto?

- Sì.

- Bene adesso con la mano destra toccati la spalla sinistra

- E poi?

- Chiudi il gomito.

- Il collo!

- Sì, adesso sali lungo il collo.

 - o l mn davn la  bc

- Che cosa?

- Ho la mano davanti alla bocca!

- Ecco, benissimo. Allora sopra, sotto, dietro, attorno alla bocca: è tutto testa.

- Ah, è questa! sai mi ero dimenticata.

- Non importa, succede.

- Sei arrabbiato con me?

- Come potrei arrabbiarmi con la mia bambina.

- Ho 14 anni non sono più una bambina!

- No certo scusa.

- No scusa tu che ti ho disturbato.

- Tu non disturbi mai, è sempre una gioia sentirti.

- Davvero?

- Beh più o meno.

- Sei il solito stronzo!!

pip - fine chiamata.

- Sì certo, ciao, stronzetta!